Bologna, 14 apr – In Italia non esiste un catalogo completo dei beni culturali ecclesiastici e un elenco completo e aggiornato delle istituzioni culturali che fanno capo alla Chiesa cattolica. Ecco perché la Conferenza Episcopale Italiana, ha affidato alle Diocesi questo compito, coadiuvandole attraverso l’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici che da oltre dieci anni collabora con le Pubbliche Amministrazioni. Oggi molte diocesi hanno avviato i quattro progetti di inventario informatizzato (beni artistici, beni architettonici, archivistici bibliotecari) promossi dalla Cei ma, ritenendo essenziale una mappatura completa dei diversi istituti ecclesiastici che, a vario titolo, in Italia, possiedono e promuovono il loro patrimonio culturale e artistico, l’Ufficio Nazionale ha progettato quindi di realizzare una anagrafe ad hoc che, grazie alla collaborazione di Koinè ricerca, verrà presentata il 21 aprile nell’ambito della 13.ma Rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto che si aprirà a Vicenza il 18 aprile. La novità dell’anagrafe consiste nell’utilizzo dell’informatica, che consentirà di avere uno strumento facilmente aggiornabile e soprattutto multifunzionale, ma anche nella sua gestione partecipata e diretta delle informazioni da parte di ogni singolo istituto. Partendo dagli elenchi già redatti dalle associazioni di settore e recuperato dall’Ufficio Nazionale, fin da subito sarà consentito di arricchire l’anagrafe di tutti gli istituti ecclesiastici che – attraverso un software on-line di semplice utilizzo – permetterà il loro diretto lavoro di aggiornamento e integrazione delle informazioni. Una volta avviata questa prima fase il progetto di anagrafe consentirà ai naviganti del web di disporre di una banca dati assai ricca ed utile con tre modalità di ricerca: la ricerca guidata (territoriale, o per denominazione, o per proprietà), la ricerca avanzata (che permette l’incrocio di più informazioni ed è quindi per esperti), la navigazione (che facilita l’accesso creando dei percorsi prestabiliti). La descrizione degli istituti di conservazione consentirà anche l’accesso alle descrizioni del loro patrimonio. Il modello gestionale di gestione partecipata richiederà una prima fase di sperimentazione interna, per la quale i dati non avranno inizialmente visibilità pubblica on-line ma solo tra gli stessi istituti partecipanti. (Grm)