Roma, 23 apr – Vino, birra e superalcolici, anziani,
adolescenti e under 15. Un mix di ingredienti che, nelle stime dell’Istat
sull’alcol, equivale a 8,5 milioni di italiani a rischio abuso. Tanti, fra i 36
milioni di consumatori di bevande alcoliche, il 68% della popolazione italiana
con più di 11 anni, sono quelli che hanno un consumo giornaliero “non moderato”
o che fanno ricorso al binge drinking, vale a dire sei o più drink in un’unica
occasione. Se a questi si aggiungono coloro che bevono fuori dai pasti la stima
sale a 9 milioni e 868 mila persone (6.531.000 maschi, 1.910.000 femmine), pari
al 18,6% della popolazione con più di 11 anni. Tra questi, oltre 3 milioni sono
anziani, con più di 65 anni. Ma l’allarme alcol è diffuso anche tra i
giovanissimi: oltre il 17% degli under
particolare il 19,7% dei maschi e il 15,3 delle femmine, mentre già a partire
dai 18-19enni i valori di consumo sono prossimi alla media della popolazione,
cioè il 74,7% dei maschi e il 58% delle donne. Dati che fanno riflettere,
soprattutto se associati al numero di giovani che beve alcol fuori dai pasti,
un’abitudine che riguarda complessivamente 13.500.000 italiani. Tra il 1998 e
il 2008 questo modello di consumo “esportato” dal Nord Europa è aumentato fra
gli adolescenti: nella fascia di età fra i 14 e 17 anni si è passati, per i
maschi, dal 12,6% al 18,7% e per le femmine dal 15,2% al 22,7%. I giovani di
18-24 anni rappresentano il segmento di popolazione, dopo gli anziani, in cui
la diffusione di comportamenti a rischio è più alta: tra loro si registra un
elevato peso del binge drinking (22,1% dei maschi e 6,5% delle femmine). Anche
se si osserva la composizione percentuale dei consumatori a seconda
dell’abitudine al consumo solo durante o anche al di fuori dei pasti, vi sono
evidenti differenze di genere. Quasi un uomo su due consuma anche fuori dal
pasto (46,2%), mentre per le donne la proporzione scende a circa 1 su 4
(26,8%). Interessante è l’andamento per età di questa composizione, che assume
la forma di una piramide, con la base dei minori più sottile. Le differenze di
genere sono quasi annullate nelle fasce d’età dei giovani di 18-24 anni. Per
quanto riguarda le bevande, i consumatori giornalieri di alcol scelgono
prevalentemente il vino: il 37,3% degli uomini e il 14,2% delle donne. Per la
birra le percentuali scendono rispettivamente al 7,6% e all’1,3%. Residuale è
il consumo quotidiano degli altri tipi di alcolici (1,3% dei maschi e 0,2%
delle femmine). Sul totale dei consumatori sono molto elevate le differenze di
genere, considerando che l’80,5% degli uomini consuma alcol, in particolare
vino (66,9%), birra (59,7%) e altri alcolici come aperitivi, amari e
superalcolici (52,9%), mentre le donne consumatrici sono il 56,3%. Anche per
loro il vino è la bevanda alcolica più diffusa (40,7%). Il consumo giornaliero
cresce con l’età rggiungendo il massimo per gli uomini tra i 65-74 anni (60,1%)
e per le donne tra 60-64 (25,3%). Solo dopo i 75 anni la quota scende al 58%
tra la gli uomini e al 20,9 per le donne. Ma l’alcol cresce anche con il titolo
di studio aumenta. Questo avviene soprattutto per le donne: se tra le meno
istruite (con al massimo la licenza elementare) il 46,7% consuma alcol, per le
laureate la quota raggiunge il 72,7%. Queste differenze sono più evidenti tra
le donne di 25-44 anni (dal 45,4% al 73,6%). Inoltre, le distanze nel consumo
di alcol tra uomini e donne diminuiscono all’aumentare del titolo di studio. Il
consumo di alcol è più diffuso nelle regioni del Nord-est (73,2%), in
particolare tra i maschi (82,8% contro il 64,1% delle donne). Inoltre, la quota
di consumatori è ancora più elevata tra gli uomini di alcune regioni del
Nord-ovest, come Valle d’Aosta (86,5%) e Piemonte (84,2%), e del Centro, come
le Marche (84,4%). Per le donne, le quote maggiori si registrano nelle stesse
regioni, seppure con livelli inferiori a quelli degli uomini.
(Caf)