• Home
  • Pagina di esempio
9Colonne
No Result
View All Result
No Result
View All Result
9Colonne
No Result
View All Result
Home Home page In evidenza top news

VAN DE SFROOS: PIU’ CHE UN MUSICISTA MI SENTO UN ANTROPOLOGO

it@withub.it by it@withub.it
12 Maggio 2009
in In evidenza top news
0
0
SHARES
0
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Roma, 12 mag – “Mi sento un ricercatore, un antropologo più che un musicista. Sono continuamente alla ricerca di suoni, racconti, testi, storie. Studio, esploro, e ascolto tanta, tanta musica”. Parola di Davide Van de Sfroos, cantautore e scrittore lombardo conosciuto e apprezzato per il suo originale e pregiato cantautorato folk: “‘Pica’ è il mio ultimo album, uscito lo scorso anno. Il 19 maggio prossimo all’Auditorium Parco della musica di Roma, si conclude il mio tour teatrale: è stata una grande esperienza iniziata con una bella pacca sulla spalla da parte di critica e pubblico”. In “Pica” c’è infatti quello che in molti hanno definito l’equilibrio perfetto della sua avventura musicale: “Certo è il frutto di lavoro e impegno. Mi è costato qualche sforzo in più, ma è stato ‘speciale’: so che ho buttato tutto quello che avevo dentro in questo disco. Tutto me stesso. Però – aggiunge il cantautore di Monza – l’equilibrio perfetto non esiste. L’equilibrio è un’eterna ricerca così come la perfezione. Ecco perché spero, che mi ‘arrivino’ presto nuovi suoni, testi intensi. Una nuova follia da raccontare”. Davide Van de Sfroos all’anagrafe Davide Bernasconi, dice che il segreto per fare buona musica è l’ascolto: “Ci sono due tipi di ascolto. Quello fine al confronto che è tanto faticoso quanto costruttivo e quello che un musicista fa per rilassarsi. Io sento molto spesso un genere di musica assai lontano dal mio anche se poi può finire che ne rimango ‘contaminato’. Tuttavia – aggiunge – da Bob Dylan ai Metallica, da Battiato ai Ramones, dal rock al punk, dal rap al reggae, dal blues alla musica psichedelica inglese o a quella elettronica tedesca, tutto quello che è musica mi attrae, mi affascina, mi tira a sé”. Davide dice di non sentirsi mai stanco o sazio di musica: “In quest’ultimo tour poi – ho accompagnato le parole alle canzoni. A volte si è trattato di veri e propri monologhi: è stato un modo per interagire con il pubblico, per fargli comprendere una certa lingua e una certa cultura. A teatro – continua l’artista – riesci ad avere un’attenzione particolare, è in quel silenzio che riesci ad arrivare al pubblico come desideri”. Van de Sfroos ha conosciuto il successo grazie all’uso originale della variante comasca del lombardo nei testi delle sue canzoni. I suoi brani, in rigoroso dialetto laghée, sono diventati il simbolo di Como in tutta la penisola. Il suo percorso musicale parte da lontano ma da fenomeno locale Davide Van De Sfroos è diventato un musicista completo e straordinariamente creativo: “Quella che chiamiamo gavetta – è un percorso fondamentale. Quello che un musicista deve fare e portare sempre con sé. Serve per poter trovare una propria dimensione, per trovare la giusta carica e passione. Non si può pensare di raggiungere un obiettivo velocemente e senza prima fare un viaggio: attenzione allora, a questi ‘fenomeni’ che arrivano in fretta ai primi posti delle classifiche. La gavetta è la colonna vertebrale dell’artista”. Sono numerose poi le collaborazioni di Van de Sfroos: “I Nidi D’Arac, così come Il parto delle nuvole pesanti sono gruppi che mi hanno dato molto. Sia dal punto di vista professionale che da quello emotivo” racconta Davide che di recente ha duettato con Beppe Dettori dei Tazenda: “Abbiamo aperto più concerti insieme. Per me le collaborazioni sono fondamentali. Ho avuto l’opportunità di conoscere Baccini, Morgan, Cammariere, Silvestri: sono stati incontri importanti. La mescolanza, il confronto nella musica è tutto”. Classe 1965, Davide ha intrapreso la sua strada nella musica negli anni ’80. Non solo: ha scritto quattro libri, l’ultimo nel 2005 dal titolo “Il mio nome è Herbert Fanucci”. “Un nuovo libro? Mi piacerebbe tantissimo, ma mi manca il tempo. Nel frattempo però continuo a scrivere sul mio libretto d’appunti, a registrare delle ‘cose’ e chissà che un giorno troveranno il loro posto. Il taccuino lo porto sempre con me. Non mi separerei mai da lui né dai miei dischi”. (Gil)

Related Posts

  • MUSICA, VAN DE SFROOS: PARTE DA LOCARNO “YANEZ TOUR”

    Roma, 14 mar – Il 26 marzo parte da Locarno “Yanez Tour 2011”, il tour…

  • DE MASI CITTADINO ONORARIO DI RIO DE JANEIRO

    Roma, 12 nov - In vista dell’anno della rinnovata amicizia tra Italia e Brasile la…

  • BRASILE, RIO DE JANEIRO CONCEDE CITTADINANZA ONORARIA A DE MASI

    Roma, 11 nov - In vista dell’anno della rinnovata amicizia tra Italia e Brasile la…

Previous Post

SICUREZZA, GARAVINI (PD): CRIMINALITA’ NON HA NAZIONALITA’

Next Post

FARNESINA: BILANCIO PRIMO ANNO GESTIONE FRATTINI

Next Post

FONDI PER IL MUSEO DELL'EMIGRAZIONE DI FRASSASCO

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

  • OLIMPIADI: PODCAST RAIPLAY, DIECI ATLETI SI RACCONTANO
  • OBESITÀ, SCHILLACI: LEGGE PASSO IN AVANTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE
  • POLIZIA, LEONE XIV RICEVE NUMERO SPECIALE POLIZIA MODERNA “PACE E SICUREZZA”
  • BANDECCHI, AVS, PD, M5S, PSI E RC: ORA BASTA, SINDACO SI DIMETTA
  • CNR, STUDIO RICONDUCE IL DIPINTO DI TURNER AL PONTE DEL DIAVOLO DI BLERA (VT) (3)

Commenti recenti

Nessun commento da mostrare.
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

No Result
View All Result
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.