Roma, 11 giu – Una
razionalizzazione “che consentirà, alla fine del processo complessivo, un
risparmio di 8 milioni e mezzo di euro: una cifra importante che peraltro non
consisterà in un risparmio sui capitoli di bilancio, ma che verrà ridestinata
alla rete consolare, dunque sarà una vera e propria ridistribuzione”. Alfredo
Mantica, ha illustrato il piano di razionalizzazione della rete degli Uffici
all’estero nel corso di una prima audizione in Commissione esteri al Senato,
alla quale il sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo
vorrebbe farne seguire una seconda a inizio ottobre “in occasione dell’avvio
della seconda fase” di razionalizzazione. Il programma del Mae punta per il
momento all’accorpamento e alla ricollocazione di risorse di una serie di
consolati in Europa, ma anche dall’altra parte dell’Oceania, secondo una logica
che Mantica definisce appunto di “razionalizzazione”: “Bisogna innanzitutto rivedere
la nostra rete attuale, che è legata alla storia dell’emigrazione degli
italiani nel mondo – ha spiegato il sottosegretario – Il primo passo della
riorganizzazione deve essere quello di valutare i nuovi fenomeni di
emigrazione, ma sarà necessario “partire anche dai fattori commerciali”. Mantica ha ribadito l’intenzione di
intensificare l’opera di informatizzazione delle procedure burocratiche
“per mettere in rete tra di loro i
consolati” e tagliare così di molto i costi di gestione. Il sottosegretario ha anche risposto alle domande
poste su alcune regioni specifiche (“per quanto riguarda l’Africa, stiamo
cercando di accentrare i servizi sul Sud Africa, ma abbiamo lasciato aperta una
riflessione sullo Zimbabwe per la delicata situazione attuale”; “Mosca rilascia
da sola un quinto dei visti totali, per dimensione e territorio è uno dei
problemi che dovremo affrontare”; “le questione relative ai consolati del
Medio-Oriente saranno affrontati nella seconda fase”). Il piano del
sottosegretario si è scontrato però con le reazioni dell’opposizione: il
senatore del Pd Claudio Micheloni ha
definito quello di mantica un
“piano di macellazione” della rete consolare, sottolineando che “sono 15 anni
che viene promesso l’avvio delle procedure informatiche” e che “alcuni
sportelli consolari non aprono per mancanza di fondi”, che “ci sono corsi di lingua e cultura a rischio chiusura
entro pochi mesi”. Insomma, secondo Micheloni “questa razionalizzazione non coincide con il ruolo che il ministero
dovrebbe avere e sul tavolo ci sono non
spese ma servizi per le comunità”. “Chiedo di fermare questo processo – dice il senatore del Pd – e aprire un
dibattito vero con il parlamento italiano, perché per 8 milioni e mezzo non si
può chiudere e fermare tutto”. Stesso tono anche per l’onorevole Franco
Narducci, anche lui eletto nelle file del Pd, secondo cui “quella a cui
assistiamo è la quarta fase di ristrutturazione e ad ogni fase è corrisposta una riduzione di sedi e
organico”. Secondo Narducci “un gioco di scacchi in cui si spostano e si
accorpano intere comunità. Non si può parlare di razionalizzazione ma di
smantellamento” che prende piede “dai tagli al ministero degli Esteri del piano
economico triennale”. Narducci si chiede “se l’Italia vuole davvero una
politica estera che tenga conto delle esigenze del sistema Paese nel quadro
dell’internazionalizzazione” dal momento che in questo modo “viene meno il
sostegno agli italiani all’estero e alle imprese”: L’onorevole Narducci prende
ad esempio i casi della chiusura dei consolati di Genk, Amburgo e Losanna: “Se
si vuole davvero ripensare la rete consolare – conclude Narducci – bisogna fare
un calcolo della densità della popolazione, delle risorse umane ed economiche,
dell’importanza strategica”. Per questo, Narducci auspica che quelle descritte
da Mantica “non siano decisioni già prese, ma che su di esse di possa aprire un
tavolo di discussione serio”.