in Gubbio”, una quattro giorni dedicata a immagini, musica e parole, che nasce
da un’idea di Michele Afferrante e Filippo Mauceri. E, quest’anno, in occasione
della serata finale della terza edizione della manifestazione, Paolo Bonolis
avrà l’onore di chiamare sul palco il premio Nobel per
che riceverà il premio “Il senso di una vita per la cultura”. “Sono felice di
avere l’occasione di stare con il pubblico e di tornare in quella piazza
stupenda, in cui mi sono esibito le prime volte con lo spettacolo su Francesco
d’Assisi, che tra l’altro ho recitato in umbro”, afferma l’artista. E come i
giullari medievali, Fo tornerà a fustigare il potere: “Parlerò sicuramente di crisi
e promesse, di un settembre che si annuncia molto teso e delle prospettive,
speriamo positive. Ciò che m’impressiona – prosegue il Nobel – è lo stordimento
della gente davanti a una situazione che solo per metà è legata alla crisi, ma
che è soprattutto frutto del modo di governare di Berlusconi, che pensa solo a
inventare nuove leggi che gli permettano di salvarsi, di diventare
intoccabile”. Nonostante la cultura non abbia più il potere di influenzare la
politica da almeno venti anni, “il mio dovere, come quello di ogni artista,
resta comunque quello di destare l’opinione pubblica, mettendo uno specchio,
anche un po’ contorto, che rifletta il grottesco contorcimento delle immagini”
della nostra quotidianità. Perché Fo non ha dubbi: “Oggi siamo in un ‘cul de
sac’, ci troviamo nel momento peggiore della nostra storia e le responsabilità
sono evidenti, partendo dal grave comportamento dei partiti della sinistra, che
si sono spezzati su ragioni non importanti, lasciando correre leggi”, come il
conflitto d’interessi, “grazie alle quali abbiamo un presidente del Consiglio
che possiede tre televisioni, svariati giornali e case editrici”. Ma da questa
situazione “di privilegi e illegalità nefasta” si deve uscire e il Nobel vuole
dare come sempre il suo contributo, risvegliando la coscienza collettiva,
perché “c’è chi dorme e chi si fa illudere dall’abilità straordinaria del
potere, che è riuscito a mettere al centro della vita cose stupide e vuote”.
Siamo giunti al capolinea, persi tra censura, scandali e privilegi, ma quel che
è più grave, conclude l’artista, è che “si sono seduti con il sedere su tutti i
modelli che sono alla base della civiltà e della democrazia”. (Fam)