Roma, 27 ago – “Sarà un evento assolutamente unico e, credo,
irripetibile”: così Giovanni Allevi, uno dei più apprezzati compositori puri
dell’attuale panorama musicale nazionale e internazionale, parla del concerto
evento che lo vedrà protagonista, il 1° settembre, all’Arena di Verona, insieme
alla “All Stars Orchestra”, un ‘ensemble’ nato appositamente per l’occasione il
cui organico è costituito da 90 musicisti provenienti dalle più importanti e
prestigiose orchestre sinfoniche del mondo. “Per metterli insieme – ricorda
Allevi – c’è voluto più di un anno di attività, difficilmente si potrà ripetere
un’esperienza del genere”. Il concerto di Verona, basato principalmente sulla
musica di Allevi, sarà diviso in tre parti: nella prima il compositore nato ad
Ascoli Piceno si calerà nei panni di direttore d’orchestra, nella seconda si
esibirà al pianoforte solo mentre nella terza eseguirà i suoi brani per
pianoforte e orchestra senza direttore. “Eppoi ci saranno due sorprese che non
posso svelare, una delle quali farà arrabbiare i critici” racconta divertito.
“Avrò – continua riferendosi sempre all’esibizione con
sorprendente e megalomane sensazione di dirigere il mondo intero: il fatto che
l’orchestra raccolga musicisti di ogni nazionalità – spiega – non vuol
semplicemente significare che la musica varca i confini geografici e culturali,
ma anche che la mia musica farà tesoro delle differenze culturali”: il gruppo
degli americani – di cui alcuni provenienti dalla Julliard School di New York
–, ad esempio, trainerà l’orchestra nelle ritmiche hip pop, quello degli
orientali – della Kioi Sinfonietta di Tokyo e della Prime Philharmonic
Orchestra di Seoul – sarà indispensabile nel “sincronismo”, mentre gli europei
e gli italiani, aggiunge Allevi, “porteranno il cuore e le emozioni”. Per me,
rivela il compositore – che ha avuto il privilegio di essere stato invitato a
tenere il “Concerto di Natale
organizzato dal Senato – “rappresenta anche un gesto di orgoglio il concerto di
Verona, la voglia di affermare una nuova musica classica italiana, dal palco
del teatro più bello che esista”. “Musica classica contemporanea”, questa la
definizione che lo stesso Allevi ha coniato per la sua musica, un ossimoro all’apparenza,
in realtà la chiave di lettura per capire il suo mondo, la sua specificità
culturale e musicale. “Liberiamoci subito dall’ossimoro – replica -, grazie al
pensiero di Friedrich Nietzsche che afferma che la classicità non è una
categoria storica, ma una categoria dell’esistenza”. La chiacchierata con
Allevi, dalla musica si sposta verso la filosofia – e proprio in filosofia, il
giovane compositore si è laureato con lode nel 1998 presso l’ateneo di Macerata
– per poi ritornare alla musica: “Ho coniato la mia definizione di musica
classica contemporanea sulla logica di Hegel: infatti c’è uno Spirito del tempo
che torna sempre sui suoi passi ma ogni volta si arricchisce, questo vuol dire
che il presente è sempre nuovo ed inedito e che ci sarà sempre una musica
nuova”. Spiega Allevi: “La tradizione classica europea tramanda delle forme
musicali che si realizzano attraverso la notazione scritta (toccate, sinfonie,
romanze senza parole, studi): basta applicare le forme della tradizione ai
contenuti e alle suggestioni che appartengono al proprio tempo: nasce così la
musica classica contemporanea”. Un’idea, quella di Allevi, che non incontra
consensi unanimi, come lui stesso ne è consapevole: “Molti hanno cercato di
criticare questa definizione dandomi del folle, ma nessuno è riuscito a
propormi una valida alternativa”. Come si spiega, infine, l’enorme successo di
pubblico che riscuote, specie tra i giovani e i giovanissimi?: “Da un verso –
risponde – è inspiegabile e resta un mistero come mai le nuove generazioni si
sono avvicinate con così grande entusiasmo alla mia musica, dall’altro sembra
inevitabile proprio perché ho voluto riempire le forme della tradizione con i
contenuti della contemporaneità, questo ha fatto sì che la mia musica fosse
immediatamente riconoscibile e percepibile come manifestazione del nostro
tempo”. Il concerto di Verona, conclude Allevi, rappresenta proprio “il
coronamento della storia d’amore tra me e il pubblico. Mi sento solo di dire
che stiamo vivendo un’epoca eccezionale, che percepisco come una primavera –
afferma lanciando un messaggio positivo, in controtendenza rispetto alla
dominante visione negativa del tempo presente -, sullo spunto dei grandi del
passato possiamo ricominciare a raccontare il mondo con la musica, l’arte, la
letteratura, la scienza. Che bello!”. (Roc)