Roma, 2 ott – E’ uno dei siti archeologici su cui si concentra l’attenzione più viva della comunità scientifica, perché ha rivoluzionato le teorie sull’evoluzione umana: è Dmanisi, località alle pendici del Caucaso in Georgia, dal 24 settembre scorso aperta al pubblico. Da anni è al lavoro un’equipe internazionale di esperti, tra cui anche italiani, ai quali il Ministero degli Affari Esteri offre sostegno logistico e finanziario. Uno di questi è il professor Lorenzo Rook, dell’Università di Firenze. Da Dmanisi, rivela lo studioso, negli ultimi anni sono venute fuori “le evidenze di nuovi modelli interpretativi di un momento cruciale della evoluzione umana, in particolare l’uscita dell’Africa, la culla della differenziazione del nostro genere”: sono stati trovati infatti dei fossili – una mandibola, ossa di arti e persino alcuni crani completi – che hanno dimostrato come l’emigrazione del genere “Homo” dall’Africa sia avvenuta almeno un milione e ottocentomila anni fa, con “un salto indietro” di un milione di anni rispetto alle ultime conoscenze scientifiche. Nell’estate del 2008 i lavori hanno subito uno stop per via del conflitto russo-georgiano. “Ero preoccupato perché c’erano con me degli studenti – ricorda il professor Rook – per fortuna l’Ambasciata italiana e l’Unità di crisi del Mae sono stati di una professionalità e attenzione encomiabile: in pochi giorni è stato predisposto il piano d’evacuazione non solo per noi, ma anche per alcuni colleghi francesi e olandesi”.