Bologna, 7 ott – “Dal 2000 a oggi ci sono stati vari finanziamenti e contributi che ci hanno permesso si mettere in atto molte sperimentazioni. Ora questa fase è finita e si è passati al finanziamento dei progetti specifici che debbono essere realizzati proprio per ottimizzare le risorse economiche. Per questo viene stilata una graduatoria dei progetti in modo che se non ne viene realizzato uno, i finanziamenti passano alla proposta successiva” afferma Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo. In un momento difficile per i finanziamenti come questo – aggiunge Marco Capodaglio, responsabile delle relazioni internazionali per l’Emilia Romagna – comporta l’obbligo di essere il più possibile precisi nel presentare un progetto che deve rispondere alle esigenze fissate dalla legge del 24 Aprile 2006, numero 3. Dobbiamo essere quindi stringenti sulle modalità di presentazione dei progetti”. “Bisogna porsi degli obiettivi – continua – non si puo` solo dire ‘giovani’ per essere soddisfatti. E’ importante mettere a sistema esperienze che possono creare un ritorno per la Regione e le associazioni come prevedere stage da svolgere in Italia o iniziative nei diversi Paesi che possano rafforzare identità emiliana romagnola. Altro tema fondamentale – conclude Capodaglio – è la rendicontazione dei progetti, in modo da avere un bilancio delle attività svolte e poter valutare se e’ il caso di riproporre anche in altri contesti le medesime esperienze” .
(Les)