Bologna 7 ott – “La scelta che tutti insieme abbiamo fatto è di investire sulle associazioni, sugli emiliano romagnoli nel mondo, con un’ambizione e uno spirito nuovo, ossia la volontà di promuovere quella che è una sfida per voi e per noi: far si che l’esperienza della associazioni non sia solo un modo per rinnovare il sentimento della nostalgia, ma anche per svolgere un ruolo in grado di coltivare le radici e al tempo stesso di fare un’azione istituzionale di rappresentanza dell’Emilia Romagna e dell’Italia”, questo il progetto che il presidente della Regione, Vasco Errani, ha proposto ieri alla conferenza degli emiliano romagnoli nel mondo. “Un salto di qualità – precisa – che si è deciso di promuovere in un processo di innovazione, investendo sui giovani senza tuttavia lasciare nessuno indietro. Noi abbiamo in questo momento il bisogno di valorizzare la terza e la quarta generazione di emigrati, abbiamo bisogno che queste generazioni abbiano un rapporto culturale con questa regione ma soprattutto che abbiano un ruolo attivo nei loro Paesi”. Quando ci fu la crisi drammatica dell’Argentina – ricorda Errani – noi facemmo una scelta radicalmente diversa da altre regioni: abbiamo deciso di aiutare gli emiliano romagnoli argentini a restare nel loro paese. Questo perché non abbiamo una visione autoreferenziale: molti di voi hanno avuto successo, molti ma non tutti e noi non dobbiamo dimenticare quel tutti. Dobbiamo anzi lavorare per affermare i nostri valori, per questo l’attenzione alle terze e quarte generazioni: perché loro non hanno autoprodotto questi sentimenti”. “Noi – spiega Errani – siamo già entrati in una nuova epoca radicalmente nuova: i pensieri e le colture del 900 hanno oggettivamente dovuto scontrarsi con una crisi che, di fatto, obbliga tutti al cambiamento. Quando c’è una crisi questa non ha solo, per quanto rilevanti, momenti difficili. Noi dobbiamo essere lì, pronti con la capacità di rappresentare il punto di vista della nostra storia e voi, in questo, dovete aiutarci: il nostro Paese vive una situazione molto difficile, quella della costruzione di una società multietnica. Siamo passati da un 2% al 6% in pochissimi anni e soprattutto in una parte del paese. Voi dovete aiutarci – conclude – perche l’Italia è un Paese senza memoria”.
(SEGUE)