Roma, 1 nov – Chi ancora pensa che la moda sia solo vacuità e frivolezza si sbaglia di grosso, parola di “Dysfashional”. Dopo due celebrate tappe, nel 2007 in Lussemburgo per festeggiare la Capitale della Cultura e l’anno successivo in Svizzera al Museo del Design e delle Arti contemporanee applicate di Losanna, la mostra si è rimessa in viaggio tra Parigi e Berlino piena di novità e cambiamenti. Ma ancora con la voglia di raccontare tutta la ricchezza, il mistero, la magia che continua a dare linfa a questo mondo. Niente abiti, borse, scarpe o accessori. Al Passage du Désir di Parigi, dal 30 ottobre al 29 novembre 2009, e alla Haus der Kulturen der Welt di Berlino, dal 18 giugno al 18 luglio 2010, sarà di scena l’immaginario, il processo creativo di alcuni tra i più raffinati e colti stilisti internazionali. Da Hussein Chalayan a Martin Margiela, da Antonio Marras a Bernhard Willhelm, da Pierre Hardy a Michael Sontag. Che, scegliendo le forme espressive a loro più affini, hanno raccontato tutto ciò che ruota attorno a un “semplice” abito. Prima, durante e dopo la sua ideazione. L’operazione è squisitamente intellettuale, ma il risultato e quanto mai concreto e tangibile. Ogni fotografia, ogni disegno, ogni installazione, ogni collage, ogni video, ogni quadro aprono inaspettati squarci nell’affascinante universo creativo di questi che sono veri e propri artisti prestati alla moda. E che non hanno avuto paura di osservare il loro stesso mondo nella sua dimensione “disfunzionale”, attraverso tutti quegli elementi più profondamente legati al loro background emotivo, artistico e culturale, che in qualche modo “resistono” al tempo che passa e non si fanno ingabbiare dai trend, dalle definizioni, dai cliché di una stagione. Da non perdere P.s: una sezione di video di danza in cui coreografi di tutto il mondo hanno voluto mettere in scena il rapporto tra abiti e postura. Le performance diventano così un’occasione per toccare con mano come l’abbigliamento modifichi la forma del nostro corpo, determini la nostra gestualità e definisca la nostra stessa identità, in uno scambio costante. A completare il percorso dell’esibizione “Parasite”, una sorta di spazio ibrido, a metà tra la boutique e la galleria, dedicato agli artisti emergenti e ai designer che hanno voluto esplorare i confini della moda contemporanea. Per respirare tutta l’energia dei nuovi talenti del fashion-business che verrà e, perché no, acquistare anche le loro creazioni. Dysfashional non è solo un barometro per la sperimentazione tra arte e cultura, ma anche un ponte tra Parigi e Berlino, due tra le più moderne e feconde capitali della moda di oggi e di domani. Non resta che sperare che questo viaggio continui. (Asc)