Roma, 18 nov – Tremila cittadini della Crimea di origine italiana nel 1942 furono deportati dalle truppe sovietiche in un viaggio che per la maggior parte di loro significò la morte. Una tragedia dimenticata negli archivi della storia e riaffiorata oggi nel corso del convegno ‘L’olocausto sconosciuto degli italiani in Crimea’, promosso dalla Fondazione Italiani nel Mondo a Palazzo Patrizi Montoro, a Roma, al quale hanno partecipato il senatore Nicola Paolo Di Girolamo, vicepresidente della Fondazione Italiani nel Mondo; Antonello Folco Biagini, ordinario di Storia dell’Europa Orientale presso l’Università la Sapienza; Giulio Vignoli, docente di Scienze politiche e Gian Luigi Ferretti, consigliere del Cgie. Vignoli, autore del volume ‘L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani di Crimea”, che da anni studia l’argomento, ha ricordato come “nel 1830 e nel 1870 un flusso migratorio portò italiani in Crimea”. La maggior parte di loro si stabilì a Kerc, città marittima che si trova sullo stretto che collega il Mar Nero con Mar d’Azov. “Erano italiani che provenivano dalla Puglia, dal Veneto, dalla Campania e dalla Liguria” che lavoravano come “agricoltori e addetti alla marineria militare, mercantile o nella pesca. Quasi tutti ‘fanno carriera’, diventando piccoli proprietari terrieri o capitani di lungo corso”. Alla fine dell’800 la comunità italiana nella provincia di Kerc rappresentava il 3% della popolazione: circa 3 mila persone che in quella città aveva la sua chiesa, una scuola elementare, la biblioteca, il club e la società cooperativa. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il 29 gennaio 1942, circa un mese dopo che l’Armata Rossa riconquistò la Crimea ai danni dei tedeschi, “le truppe sovietiche fecero scattare in poche ore la deportazione”. I cittadini di origine italiana, che poterono prendere solo 8 chili delle loro cose, furono caricati su tre convogli di vagoni piombati e spediti in un lungo viaggio nel freddo invernale attraverso il Caucaso, il Mar Caspio verso l’Asia, fino in Kazakistan. Quasi la metà di loro morì nel corso del viaggio, tra cui tutti i bambini. I cadaveri venivano buttati fuori dai soldati durante le ispezioni nei vagoni. I sopravvissuti giunsero ad Akmolink e Karaganda, dove vennero abbandonati a loro stessi in baracche di fortuna. “Credo – precisa Vignoli -, che sia morto circa il 90% dei deportati”. I sopravvissuti furono ‘liberati’ dall’ascesa alla guida del Partito Comunista di Nikita Chruscev: alcuni restarono nelle regioni asiatiche dell’Unione Sovietica, altri fecero ritorno a Kerc “dove le loro proprietà erano però state ormai sequestrate”. Oggi la popolazione degli italiani in Crimea ammonta a circa 300 persone, residenti soprattutto a Kerc. Folco Biagini ha affermato che alla base della deportazione di questi cittadini stavano principalmente due colpe: “Erano piccoli proprietari terrieri, che quindi si opponevano ai kolchoz e poi erano italiani, e vengono individuati come il nemico della Patria”. Il senatore Di Girolamo ha affermato: “Mi sento profondamente colpito dalle storie illustrate dal professor Vignoli e che sono rimaste vive nonostante i tanti tentativi di farle dimenticare”. Di Girolamo ha poi ricordato il Disegno di legge di cui è primo firmatario per il riacquisto della cittadinanza italiana da parte degli italiani residenti negli Stati dell’ex comunisti dell’Europa Orientale e nella ex Unione Sovietica, che vuole “ridare diritti e onore ai nostri concittadini”. A tale proposito ha aggiunto: “Abbiamo avuto il via libera da parte dell’ufficio legale del Pdl per questo Disegno di legge, che è molto snello”.
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Italiani nel mondoNove Colonne ATG è il corrispondente da Roma per molti giornali italiani editi all’estero. Ogni settimana…