Roma, 2 dic – Contro la riforma di Comites e Cgie si sono schierati i consiglieri intervenuti in mattinata alla prima giornata di lavori del Consiglio generale degli italiani all’estero. Primo fra tutti Gian Luigi Ferretti che ha parlato di una “riforma che nessuno vuole e che a nessuno piace”. “Ho l’impressione che questa sia una proposta di legge per il ‘Cgie breve’”, perché in questo modo il Consiglio generale degli italiani all’estero “avrà brevissima durata”. “Tremaglia perdonali – ha concluso Ferretti – perché non sanno quello che fanno”. “E’ possibile che con una legge ordinaria i presidenti delle Regioni e gli assessori regionali diventino automaticamente componenti di diritto del Cgie?”, è la domanda posta dal consigliere Carlo Consiglio. Perplessità è stata espressa da Consiglio anche riguardo la proposta di rappresentanza delle comunità in base al numero degli italiani presenti in ogni Paese estero. Consiglio teme, infatti, che Paesi come il Canada rischino di essere rappresentati da un solo consigliere, facendo diventare il Cgie “un Consiglio eurocentrico”. L’obiezione del consigliere Riccardo Pinna riguarda invece i tagli alle rappresentanze politiche e istituzionali degli italiani all’estero dal momento che “sia Comites che Cgie – ha detto Pinna – fanno volontariato e sono a disposizione di Stato, Regioni e Province per cercare di risolvere i problemi delle comunità” e che molte sedi consolari che devono essere chiuse comportano spese ridotte, come il Consolato di Durban che, secondo Pinna “costa 50 mila euro all’anno”.
(Cle)