Roma, 10 dic – Valutare l’impatto della chiusura e il declassamento dei Consolati italiani sui settori di politica estera e politica economica, oltre che sulle politiche per gli italiani nel mondo; avviare un confronto in sede parlamentare sulla razionalizzazione della rete diplomatica e consolare, in modo da verificarne i criteri di necessità ed equità. Questi secondo il senatore eletto per il Pd nella circoscrizione Estero, Nino Randazzo, sono gli elementi portanti della mozione presentata dal senatore Micheloni sulla riforma delle sedi consolari avviata dal Ministero degli Esteri. La chiusura di sedi consolari, secondo Randazzo, comporterà “effetti negativi a cascata” sulle comunità italiane e locali dal punto di vista della cultura e dell’economia dell’Italia nel mondo e con il risparmio “di 8 milioni di euro che sono bruscolini nel contesto del bilancio pubblico”. “L’annunciata chiusura dei Consolati di Adelaide e Brisbane in Australia e di Durban in Sud Africa” priverebbe, per quanto riguarda l’Australia, “di una rappresentanza ufficiale italiana un’area di oltre quattro milioni di chilometri quadrati, il 60 per cento dell’intero continente australiano”. Grave per il senatore anche “La soppressione della sede consolare di Durban, in Sud Africa, una città dove non solo risiedono 4 mila cittadini italiani e altrettanti, se non più, oriundi, ma che è anche lo scalo marittimo e lo snodo commerciale più importante dell’intero continente africano”. Gli accorpamenti causerebbero lo spostamento delle pratiche del consolato di Brisbane a Sydney, “730 chilometri a sud e un’ora e mezzo di volo; quelle di Darwin a Perth, 4.040 chilometri ad ovest e oltre quattro ore di volo; quelle di Adelaide a Melbourne, 654 chilometri a est e un’ora di volo”. “Quando si arriva al punto in cui Governi e Parlamenti di Paesi esteri, legati da tradizionali vincoli d’amicizia all’Italia, si sentono in dovere di intervenire sulla chiusura di rappresentanze consolari sui loro territori – ha affermato Randazzo – allora non si è più di fronte a una semplice e ordinaria decisione amministrativa interna del Ministero degli Affari esteri, bensì a una situazione dai ben più ampi e delicati risvolti di relazioni internazionali che impattano sull’immagine e gli interessi del nostro Paese all’estero e che meritano un franco ed esauriente confronto in sede parlamentare”.
(Cle)