Venezia, 23 dic – Oltre la metà (54%) dei cittadini italiani residenti all’estero è costituito da giovani al di sotto dei 35 anni. Il 60,6% degli “under 35” è concentrato in Europa e tra di loro sono numerosi i neolaureati che hanno lasciato l’Italia per cercare all’estero migliori opportunità. A evidenziarlo è un recente studio compiuto dagli uffici della Regione Veneto, i cui risultati sono stati presentati in occasione della riunione della Consulta dei Veneti nel Mondo. Il fenomeno, conosciuto con l’espressione “fuga dei cervelli”, caratterizza anche il Veneto, con tendenza crescente a una sempre maggiore mobilità. Le scelte dei giovani veneti si orientano soprattutto verso il Regno Unito (19,2%), la Francia (12,6%), la Spagna (11,4%) e gli Usa (9,8%). La quota di laureati che si trasferiscono all’estero rappresenta circa il 3% del totale. Lo studio mette in risalto che questi giovani, a differenza delle generazioni passate che hanno lasciato l’Italia, non sognano affatto di rientrare: a cinque anni dalla laurea, sono, infatti, 52 su 100 i laureati occupati all’estero, principalmente con titoli nel ramo scientifico e tecnologico, che considerano molto improbabile il loro ritorno. Dall’indagine viene evidenziato che i salari di coloro che lavorano all’estero sono più alti: un laureato che lavora in Italia dopo cinque anni che ha conseguito la laurea percepisce circa 1.350 euro, mentre all’estero supera i 2.100. Più in dettaglio, oltre il 69% dei veneti laureati che hanno trovato lavoro all’estero intende probabilmente tornare nel paese natale (quasi il 14% in più del dato medio nazionale), ma il rientro nel 67% dei casi non è previsto nei prossimi due anni. A essere, comunque, sicuri di ritornare risulta solo il 14,1% dei veneti e il 17,7% degli italiani. “Investire sulle giovani generazioni, dentro e fuori dai confini regionali – commenta De Bona – sarà un obiettivo prioritario per le iniziative regionali”.