Roma, 27 gen – Avatar? Non solo finzione. Anzi, a volte la
finzione è sin troppo simile alla realtà. Questo, almeno, è quello che pensa
chi percepisce di vivere qui ed oggi, sulla Terra, la bramosia di potere e
profitto descritta nella pellicola di James Cameron. “I Na’vi di Avatar
piangono perché la loro foresta viene distrutta. È esattamente quello che
accade anche a noi” ha detto a Survival un Penan del Sarawak, la parte malese
del Borneo. “Le compagnie di disboscamento stanno tagliando i nostri grandi
alberi e inquinano i nostri fiumi; anche gli animali che cacciamo stanno
morendo. I Penan non possono sopravvivere senza la foresta. La foresta si
prende cura di noi, e noi di lei. Noi capiamo le piante e gli animali perché
abbiamo vissuto qui per molti, moltissimi anni, sin tal tempo dei nostri
antenati”. Jumanda Gakelebone, un Boscimane del Kalahari, ha aggiunto: “ Noi, i
Boscimani, siamo i primi abitanti dell’Africa meridionale, ma ci è stato negato
il diritto alla nostra terra. Ci appelliamo con tutto il cuore alla comunità
internazionale perché ci aiuti. Sono contento che Avatar abbia tanto successo
perché il film mostra al mondo cosa significa essere un Boscimane, e cosa
significa, per noi, la nostra terra. La terra e i Boscimani sono una sola
identica cosa”. “Anche il mio popolo, gli Yanomami, hanno sempre vissuto
in pace nella foresta” ha dichiarato Davi Kopenawa Yanomami, conosciuto come il
Dalai Lama della foresta. “I nostri antenati ci hanno insegnato a capire la
terra e gli animali. Abbiamo sempre usato questa conoscenza con attenzione,
perché la nostra stessa esistenza dipende da essa. Ma poi la mia terra yanomami
fu invasa dai cercatori d’oro e un quinto del mio popoli morì di malattie che
non avevamo mai conosciuto prima…”. Il regista James Cameron ha ricevuto la
settimana scorsa quattro Golden Globe per “Avatar” e nel corso della cerimonia
ha spiegato una delle idee centrali del film. “Avatar ci invita a costatare che
è tutto interconnesso. Lo sono l’uno all’altro tutti gli esseri umani così come
ognuno di noi lo è alla terra”. Ad ispirarlo nella definizione del linguaggio
dei Na’vi è stata la lingua dei Maori della Nuova Zelanda. “Esattamente come i
Na’vi di Avatar descrivono la foresta di Pandora come ‘il loro tutto’, allo
stesso modo, per la maggior parte dei popoli tribali del nostro pianeta la vita
e la terra sono sempre state profondamente legate” ha commentato Stephen Corry,
direttore generale di Survival. “Al di là degli androidi, dei lemuri variopinti
e dei cavalli dalla lunga proboscide, la storia di Avatar è la stessa che
continua a ripetersi senza sosta anche sul nostro pianeta. Come i Na’vi di
Avatar, anche gli ultimi popoli tribali rimasti al mondo – dall’Amazzonia alla
Siberia – rischiano l’estinzione e assistono alla spoliazione delle loro terre
da parte delle potente forze del profitto come la colonizzazione e lo sfruttamento
forestale e minerario. Ma esiste un modo estremamente efficace per proteggere
la nostra umanità e il miracolo del nostro patrimonio naturale, ed è
sorprendentemente semplice: garantire i diritti alla terra dei popoli indigeni”.
(Red)
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