• Home
  • Pagina di esempio
9Colonne
No Result
View All Result
No Result
View All Result
9Colonne
No Result
View All Result
Home Home page In evidenza top news

LIBRI: ECCO L’AGROBUSINESS, IL “RISIKO DELLA TERRA”

it@withub.it by it@withub.it
1 Febbraio 2010
in In evidenza top news
0
0
SHARES
0
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Roma, 1 feb – Venti milioni di ettari, l’equivalente
dell’Italia fino a Napoli: secondo una stima approssimativa, sarebbe la terra
coltivabile che, solo negli ultimi due anni, è stata “oggetto di accordi tra
paesi o dell’interesse di fondi di investimento e aziende private”, spiega
Franca Roiatti, giornalista di Panorama, nel suo saggio “Il nuovo colonialismo.
Caccia alle terre coltivabili” (edito da Università Bocconi). Una terra che per
i governi di alcuni paesi, come Cina, India, Arabia Saudita significa il futuro
della propria sicurezza alimentare, ma che per fondi e aziende vale la
possibilità di cavalcare il nuovo business verde dei biocarburanti. In mezzo,
tra governi e privati, una massa di contadini che rischiano di essere privati
della terra che dà loro la sussistenza per un pugno di promesse. Un “Risiko
della terra”, dunque, che agli occhi di molti appare come una nuova forma di
colonialismo e del quale il volume di Franca Roiatti ricostruisce con taglio
giornalistico gli attori e i molteplici interessi in gioco. Ci sono i paesi
ricchi di risorse ma poveri di terreni, che guardano con apprensione al loro
futuro alimentare. Secondo le stime della Fao, nel 2050 la popolazione mondiale
arriverà a 9 miliardi e bisognerà aumentare del70% la quantità di cibo
prodotta. Ciò significa almeno 1 miliardo di tonnellate in più di cereali. Una
sfida resa ancor più ardua dai cambiamenti nella dieta delle popolazioni in via
di sviluppo: “Oggi un cinese mangia 54 chili di carne all’anno, 20 anni fa
erano 25”,
scrive Roiatti. “Per far fronte a questo ritmo, nei prossimi 20 anni il colosso
asiatico dovrà allevare 200 milioni di porci in più”, alimentandoli con i cereali.
E non ce la farà pur essendo il secondo produttore al mondo di maiali. Poi c’è
l’India, che nel 2030 diventerà più popolosa della Cina, e che al pari del
Dragone si trova già oggi a fronteggiare anche un elevato rischio idrico
causato dallo sfruttamento e dall’inquinamento. Ma ci sono anche i paesi come
l’Arabia Saudita e il Qatar, che hanno la potente leva dei petrodollari da
usare per ottenere le terre. E se da un lato ci sono governi che, almeno in
apparenza, cercano terra per garantire la sicurezza alimentare dei propri
cittadini, dall’altro ci sono fondi e multinazionali a caccia di profitti
attraverso l’agrobusiness: “Sebbene manchino dati consolidati”, spiega
l’autrice, “il ritmo al quale fondi e società stanno investendo nella terra è
considerevole. Negli ultimi anni, oltre 120 accordi e progetti che assommano a
diverse decine di miliardi di dollari”. Ed è in particolare sull’Africa che si
gioca la partita più importante del nuovo colonialismo. La Commissione economica
delle Nazioni Unite per l’Africa (Uneca) ha quantificato in 733 milioni gli
ettari di terra arabile, dei quali meno del 4% sarebbe sfruttato. Un patrimonio
enorme, che purtroppo i poverissimi paesi africani, come l’Etiopia, ma anche
quelli meno poveri, come il Kenya o la Tanzania, non esitano a svendere, soggiacendo più
o meno consapevolmente a contratti spesso oscuri e poco tutelativi, pur di
attrarre investimenti stranieri e con essi la promessa della costruzione di
infrastrutture. Ne è l’esempio il Sudan, dove “mentre 2,5 milioni di profughi
del Darfur sopravvivono con gli aiuti umanitari, il paese esporta prodotti
agricoli tra i quali gli alimenti base della dieta sudanese”, scrive Roiatti.
Interessi commerciali, è il dubbio, a scapito dell’agricoltura di! sussistenza
di milioni di piccoli coltivatori. Ma se gli interessi in gioco sono molteplici
e complessi, come rendere il fenomeno della vendita della terra, che ha i
contorni del neocolonialismo, “in una situazione win-win, vincente per tutti?”.
Il punto chiave, conclude la giornalista, è “riuscire da un lato a rafforzare
le capacità dei governi di negoziare gli accordi con le società e i fondi
d’investimento esteri, dall’altro a tutelare i diritti dei piccoli contadini,
dei pastori, le pedine più deboli”.

(grm)

    

Related Posts

  • LIBRI, A MONTEVIDEO LA TESTIMONIANZA DELLA PRESENZA ITALIANA

    Montevideo, 14 mar - Gli italiani, la loro stampa, le storie di ieri e di…

  • LIBRI, “RESISTING BODIES”: RUOLO DELLA DONNA DURANTE LA RESISTENZA

    Roma, 27 feb – Verrà presentato lunedì prossimo alle 17 presso la Casa della Memoria…

  • ARTE, IN AUSTRIA LA MOSTRA “IL CANTO DELLA TERRA”

    Weiz, 25 mag - Con il saluto del direttore del Kunsthaus di Weiz, Georg Kohler,…

Previous Post

SVIZZERA, ACLI E FCLIS: COOPERAZIONE E SCAMBI PER ASSOCIAZIONISMO

Next Post

HI-TECH, LA “GREEN INTERNET” TARGATA ITALIA

Next Post

HI-TECH, LA "GREEN INTERNET” TARGATA ITALIA

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

  • OLIMPIADI: PODCAST RAIPLAY, DIECI ATLETI SI RACCONTANO
  • OBESITÀ, SCHILLACI: LEGGE PASSO IN AVANTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE
  • POLIZIA, LEONE XIV RICEVE NUMERO SPECIALE POLIZIA MODERNA “PACE E SICUREZZA”
  • BANDECCHI, AVS, PD, M5S, PSI E RC: ORA BASTA, SINDACO SI DIMETTA
  • CNR, STUDIO RICONDUCE IL DIPINTO DI TURNER AL PONTE DEL DIAVOLO DI BLERA (VT) (3)

Commenti recenti

Nessun commento da mostrare.
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

No Result
View All Result
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.