Roma, 3 mar – Le donne hanno una
maggiore suscettibilità alle azioni incongruenti rispetto agli uomini: è quanto
emerge da una ricerca condotta dal gruppo di Alice Mado Proverbio
dell’Università di Milano-Bicocca insieme a Federica Riva e Alberto Zani
dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Consiglio
nazionale delle ricerche di Milano, che hanno registrato i potenziali
bioelettrici cerebrali negli esseri umani in relazione ai ‘neuroni specchio’,
già identificati nella scimmia con registrazione da singola cellula. Lo studio,
recentemente apparso sulla rivista Neuropsychologia, consente di comprendere i
processi neuronali che si attivano nel momento in cui osserviamo un’azione
‘sbagliata’ inducendoci, per esempio, a non imitarla. “È noto – spiega Alice
Mado Proverbio -, che azioni dotate di scopo, come raccogliere un frutto per
mangiarlo, attivano il sistema fronto-parietale di ‘neuroni specchio’
(riguardante il giro frontale inferiore, il lobulo parietale inferiore sinistro
e il solco temporale superiore, Sts) in misura maggiore di azioni non
finalizzate o meno salienti, per esempio, raggiungere un frutto senza
raccoglierlo, oppure raccoglierlo per poi gettarlo via. Sembra, quindi, che
esistano popolazioni neurali premotorie e somatosensoriali coinvolte sia
nell’osservazione delle azioni finalizzate compiute da altri, sia
nell’imitazione, nell’immedesimazione e nell’apprendimento”. Mado Proverbio e i
suoi colleghi hanno testato l’esistenza di questo circuito in 23 studenti
universitari maschi e femmine, stimolandoli con immagini visive e registrando
da 128 sensori l’attività cerebrale evocata dalla stimolazione mediante la
tecnica dei potenziali bioelettrici evocati dalla stimolazione sensoriale
(potenziali correlati ad eventi, Erp). Al gruppo campione sono state sottoposte
centinaia di immagini che ritraggono persone mentre compiono un’azione
appartenente al normale repertorio comportamentale dell’essere umano (fare un
bagno, scrivere una ricetta, brindare…) mettendole a confronto con altre che
mostrano azioni prive di scopo o dalla finalità incomprensibile (stare in piedi
su una gamba sola nel deserto, succhiare da una cannuccia posta nella coppa
dell’olio di un’automobile, aprire un uovo alla coque con l’accetta etc.). “Agli
osservatori – prosegue Mado Proverbio -, non veniva chiesto di valutare
l’appropriatezza delle scene ritraenti esseri umani, bensì di rispondere alla
comparsa di paesaggi urbani o naturali, allo scopo di evitare processi
decisionali guidati da variabili soggettive (come l’etica, la morale, ecc..). I
dati hanno evidenziato il riconoscimento automatico delle immagini dotate di
scopo e la distinzione da quelle inappropriate, a partire dai 170-200
millisecondi post-stimolo, soprattutto nel cervello femminile che evidenzia
un’elaborazione più rapida. La ricostruzione “Loreta” del generatore
intracorticale indica che le regioni più attive durante il riconoscimento di
azioni sensate e appropriate sono le aree infero parietali (BA40), il giro
frontale inferiore sinistro, le aree motorie e premotorie (BA6 e BA4), il STS e
la corteccia extra-striata (che codifica le facce e i corpi). Dopo circa
450-600 ms si osserva il picco della risposta negativa ai gesti improbabili e
inappropriati, con una connotazione di tale reazione più affettiva nella donna
(corteccia cingolata e sistema limbico, Sts) e più razionale nell’uomo (corteccia
orbitofrontale e Sts)”. I dati sembrano dunque “suggerire una maggiore
suscettibilità femminile alle azioni incongruenti – conclude Mado Proverbio – e
forniscono nuove prove dell’esistenza dei ‘neuroni specchio’ anche negli esseri
umani (oltre che nei primati), e del loro ruolo nei comportamentali sociali
complessi di imitazione, apprendimento e valutazione dell’appropriatezza”. (PO
/ red)