nuovi governatori e i nuovi consigli regionali. Forse, dopo due mesi passati a
parlare di liste, di intercettazioni, di censura televisiva, di festini, di
droga e di escort, è venuto il momento di dire qualcosa anche sulle 13 regioni
che vanno al voto, su come sono state amministrate, su come sono cambiate in
questi cinque anni. Per questo, con l’aiuto della Fondazione David Hume,
abbiamo preparato il dossier che trovate in questo
numero speciale della Stampa”. Così Luca Ricolfi presenta il dossier in cui il
quotidiano
in edicola oggi ha simulato delle “olimpiadi” fra regioni, facendole gareggiare
nelle principali materie su cui le amministrazioni regionali hanno
responsabilità dirette o indirette: la sanità, innanzitutto, che assorbe il
grosso dei bilanci regionali, ma anche l’assistenza, il turismo, l’edilizia, la
sicurezza sul lavoro, l’amministrazione. Che cosa ne è venuto fuori?
Innanzitutto una graduatoria della virtù, che mostra l’enorme distanza fra le
regioni che funzionano e quelle che non funzionano. Fra le prime eccellono le
“magnifiche quattro”: Lombardia ed Emilia Romagna, innanzitutto, perennemente
impegnate a contendersi il posto di prima della classe, ma anche Veneto e
Toscana, che vengono un po’ dietro le prime della classe, ma a loro volta
staccano le altre regioni virtuose (Piemonte, Umbria e Marche).
particolare, è l’unica regione che – in campo sanitario – è progredita sia sul
versante soggettivo (soddisfazione dei pazienti), sia su quello oggettivo
(capacità di attrarre pazienti da altre regioni). Le “magnifiche quattro”, due
stabilmente governate dalla destra (Lombardia e Veneto), due stabilmente
governate dalla sinistra (Emilia Romagna e Toscana) sono la dimostrazione
migliore – spiega Ricolfi – che il buon governo non ha colore politico. All’estremo
opposto troviamo
e
le tre regioni con i risultati peggiori, anche se naturalmente va ricordato che
inefficienze e criticità sono anche un’eredità del passato, e che su alcune
materie (ad esempio il turismo, o le condizioni economiche delle famiglie) le
regioni non possono che avere una influenza parziale e indiretta. Quanto alle
tre regioni restanti, né virtuose né disastrose,
peggiore regione del Centro-Nord,
Puglia
dopo entrambe, appena un gradino sopra le tre regioni peggiori. Ogni nuova
amministrazione – spiega Luca Ricolfi – naturalmente, fa i conti con l’eredità
che riceve. Non si possono avere bilanci sanitari in perfetto ordine se si
eredita una catastrofe finanziaria, come è successo al governatore del Lazio.
Non si possono improvvisamente attrarre pazienti da altre regioni, se per anni
i pazienti sono scappati. Non si può avere una burocrazia snella se per decenni
si sono creati posti di lavoro fittizi, usando i soldi dei contribuenti per
catturare voti. Ecco perché, accanto alle olimpiadi della virtù,
alle 13 regioni che domenica prossima andranno al voto, un secondo tipo di
olimpiadi: le olimpiadi dell’impegno, o della buona volontà, o della capacità
di migliorare. Olimpiadi che regioni ed enti locali, se partirà il federalismo
fiscale, dovranno giocare anche nella realtà, perché d’ora in poi è su questo –
sulla loro capacità di automiglioramento – che verranno giudicate e finanziate.
Queste speciali olimpiadi le ha vinte nettamente
la regione meno virtuosa fra quelle che vanno al voto, ma è anche quella che –
negli ultimi anni – ha fatto più passi avanti, in particolare nella sanità: la
crescita della spesa pro capite è stata frenata, e nonostante ciò la
soddisfazione dei pazienti è aumentata, a riprova che si può migliorare pur
spendendo meno. (pap)