Roma, 14 apr – L’Istituto nazionale di fisica nucleare ha ricevuto, nei suoi laboratori del Gran Sasso, 120 lingotti di piombo provenienti da una nave romana affondata al largo della Sardegna 2mila anni fa. Il contenuto della nave venne portato a galla 20 anni fa grazie al contributo dell’Infn che ricevette, allora, 150 lingotti. Ora la nuova consegna dei lingotti provenienti dal Museo archeologico nazionale di Cagliari per completare la schermatura di un esperimento chiamato “Cuore” che studierà rarissimi eventi riguardanti i neutrini. Dopo 2mila anni sotto il mare, ora il piombo è destinato a svolgere il suo compito a 1.400 metri di profondità sotto la montagna appenninica. Il piombo di cui sono composti è rimasto sotto il mare, assieme alla nave che li trasportava, per due millenni e ha diminuito di circa 100mila volte la pur piccolissima radioattività di partenza rappresentata da un suo radionuclide, il piombo-210. Il contenuto di piombo-210 si dimezza, infatti, ogni circa 22 anni e a questo punto nei lingotti sardi si è praticamente annullato. Proprio questa caratteristica lo rende utilissimo per schermare perfettamente esperimenti di grandissima precisione come quelli ospitati dai Laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’Infn, quale appunto l’esperimento internazionale “Cuore” sui neutrini le cui scoperte potrebbero avere implicazioni nella conoscenza della elusiva particella e dell’evoluzione. L’esperimento vuole infatti scoprire un rarissimo processo chiamato “doppio decadimento beta senza neutrini” che consentirebbe non solo di misurare direttamente la massa dei neutrini ma anche di dimostrare la loro natura di particelle di Majorana (ovvero con particella e antiparticella coincidenti). Le importantissime implicazioni riguardano il mondo dell’infinitamente piccolo delle particelle elementari subatomiche e allo stesso tempo quello dell’infinitamente grande dell’universo e della sua evoluzione. L’Infn, inoltre, realizzerà nuove, importanti misure di precisione sul piombo ed eventualmente anche su rame per uno studio comune su materiale del periodo del bronzo. “Certo il comandante di quella nave non avrebbe mai immaginato che il suo piombo sarebbe stato utilizzato duemila anni dopo per qualcosa che ha che fare con l’Universo e le stelle – commenta il presidente dell’Infn Roberto Petronzio -. Storia e scienza possono ora parlarsi attraverso i secoli grazie alla ricerca nella fisica delle alte energie”. “Questo piombo – spiega Ettore Fiorini, responsabile dell’esperimento Cuore – rappresenta un materiale importantissimo per la schermatura degli apparati per la ricerca di eventi rari, materiali che devono essere totalmente privi di contaminazioni radioattiva”. Lucia Votano, direttore dei Laboratori del Gran Sasso dell’Infn commenta che “è bello e singolare che le tecnologie più avanzate e innovative abbiano bisogno anche dell’archeologia e della tecnologia degli antichi romani”. Il piombo era un sottoprodotto dell’estrazione dell’argento ma costituiva in epoca romana un mercato importantissimo perché veniva largamente usato per fare oggetti di uso comune, dalle condutture per l’acqua (fistulae), pesi, urne cinerarie, nella produzione delle monete di bronzo e delle “ghiande” dei frombolieri , cioè le biglie che venivano lanciate dai soldati con le fionde sui campi di battaglia. Oltre 200 di questi proiettili sono stati trovati sulla nave affondata. Il piombo antico è particolarmente utile non solo per gli esperimenti di fisica, ma anche per alcuni utilizzi in informatica. Per questo in tutto il mondo si dà la caccia al piombo ritrovato nelle navi affondate, dai galeoni europei dal ‘400 in poi alle antiche imbarcazioni che transitavano nel Mediterraneo. (PO /cer)