Roma, 15 apr – Maestosa e bellissima, l’aquila reale conserva intatto il
fascino che ha sempre esercitato sugli uomini – basta pensare al ruolo da
sempre rivestito nella simbologia del potere -: molteplici, però, le insidie
che minacciano l’esistenza del grande rapace, danneggiando il suo habitat
naturale. È quanto rivela uno studio pilota della Lipu-BirdLife Italia
nell’ambito del progetto “Un nuovo volo” finanziato dall’azienda Norda, che ha
avuto per oggetto cinque importanti aree montane tra Alpi e Appennino che
ospitano la nidificazione di 75 coppie di Aquila reale. Lo studio, condotto
nelle aree “Iba” (Important bird areas, ossia “Aree importanti per gli uccelli)
del “Gran Paradiso”, “Catena del Lagorai”, “Parco Nazionale dello Stelvio”,
“Dolomiti bellunesi” e “Monti Sibillini”, ha mappato per ognuna di queste aree
le minacce più importanti presenti nel territorio e le possibili soluzioni. Pur
in presenza di una buona tutela garantita dai parchi nazionali o regionali
all’interno dei quali le Aree importanti per gli uccelli oggetto dello studio
in parte ricadono, a insidiare il grande rapace sono soprattutto l’abbandono
della pastorizia con la scomparsa progressiva di prati e pascoli di montagna,
che in soli 30 anni si sono ridotti quasi della metà, minacciando da vicino
l’habitat dell’aquila reale e di altre specie come la coturnice, il gallo
forcello e il re di quaglie. Secondo lo studio effettuato dalla Lipu, a
danneggiare l’habitat dell’aquila compaiono anche il degrado e la
frammentazione del territorio, causati dalla costruzione di strade, dalla
sottrazione di suolo per l’edilizia e le attività industriali, commerciali e
turistiche, e dall’agricoltura intensiva. Anche la presenza di linee
elettriche, causa di morte per folgorazione, l’arrampicata sportiva su parete,
causa di abbandono dei nidi, la presenza di dighe, che stravolgono l’habitat, e
la piaga del bracconaggio sono fattori di rischio per l’aquila reale. L’ultima
stima della popolazione italiana, nonostante i problemi che affliggono la
nostra montagna, mostra un numero complessivo pari a 486-547 coppie, di cui
368-404 nell’arco alpino. L’Italia ha una grande responsabilità nella tutela di
questo rapace: oltre il 10% delle 4.100-4.500 coppie presenti nell’Unione
europea nidifica proprio nel nostro Paese. Di notevole importanza all’interno
dello studio realizzato da Lipu, i risultati che nel 2009 hanno permesso di
individuare nella catena alpina del Lagorai (Trentino) due coppie di aquila
reale sino ad ora non censite, su un totale di 10 coppie presenti in
quell’area, pari al 2% della popolazione nidificante italiana. L’aquila reale è
un rapace di grandi dimensioni: la sua apertura alare può arrivare a
acutissima e un campo visivo ampio di 340 gradi. Si nutre di animali di piccola
taglia come scoiattoli, lepri e marmotte, e di uccelli come pernici, galli
cedroni, fagiani e quaglie. Nella sua dieta rientrano piccoli animali come serpenti,
ratti e arvicole o mammiferi di giovane età come volpi, caprioli o camosci. “In
Norda – dichiara Carlo Pessina, amministratore delegato – siamo particolarmente
soddisfatti dei risultati presentati nel progetto Un nuovo volo, e felici di
averlo concretamente sostenuto. Il lavoro svolto da Lipu offre indicazioni
utili alla salvaguardia dell’habitat montano e dell’aquila reale che ne è un
simbolo assoluto e che anche noi da sempre abbiamo adottato nella nostra
immagine. Ricordo a questo proposito che la nostra decisione di collaborare con
Lipu si indirizza proprio a sottolineare come la montagna, dove nasce anche la
purezza delle nostre acque, è un patrimonio che merita attenzioni costanti e
concrete, che non possono che partire dalla conoscenza precisa delle esigenze e
delle necessità di tutela”. (Red)