Roma, 10 mag – “Roberto oltre ad essere un grande amico è un musicista. Questa è la qualità primaria che deve avere chi muove le telecamere quando si tratta di musica. Una presenza come la sua garantisce la riuscita di un lavoro. Ti voglio bene a nome di tutta l’Italia musicale”. Roberto è Roberto Cenci, regista e autore televisivo (suoi Ciao Darwin, Ti lascio una canzone e molti, molti altri). A parlare invece è Renato Zero che questa mattina a Roma ha presentato “Presente Zeronovetour”, l’atteso dvd live più cd pubblicato da Tattica di cui sono state prenotate già 50 mila copie. “Presente Zeronovetour” con la regia di Cenci racconta, infatti, l’ultimo tour (ottobre – dicembre 2009) dell’artista romano e contiene, oltre al brano inedito “Unici” cantato per la prima volta sul palco del tour, un’intervista a Renato e un booklet fotografico esclusivo. L’incontro con la stampa è però l’occasione per Renato Zero di fare un bilancio, raccontarsi, dire la sua. Così il leader dei sorcini non risparmia i reality: “In un mese non si può creare Pavarotti. La musica è lacrime e sudore”, lo scandalo che ha colpito la Chiesa: “Se sei un servo di Dio e hai peccato abbi il coraggio di autodenunciarti”, Sanremo: “Quando su quel palco salì Eros Ramazzotti mi arrivò come un pugno nello stomaco. I giovani di oggi invece sono come ‘sguarniti’”. Non trascura neppure i nuovi progetti di solidarietà: “Dopo il concerto ‘Corale per l’Abruzzo’ stiamo pensando di realizzare delle puntate per Radio 2” e aggiunge poi che sarebbe bello collaborare con più artisti: “Nel nostro Paese c’è la cultura dei duetti…du’ etti e mezzo al massimo – dice ironico – ci vorrebbe più ‘contaminazione’”. Infine, lui che a Facebook preferisce i citofoni, fa un’amara considerazione: “Questo Paese sta diventando un cantiere dove lavorano solo gli speculatori”, “stiamo dando il peggio di noi stessi. Io – conclude – mi aspetto una piccola reazione. Ecco perché canto ‘che voglia di tornare in piazza, di fargli un… così”. Capelli nero – Cina, lenti grandi e rotonde, abito scuro. Renato Zero racconta dì sé e del suo pubblico: “Io? Sono un bravo ragazzo che a settembre farà 60 anni. Non sono stato cliente di chirurghi e non conosco il botulino. Sono ancora felicemente amico della matriciana e della carbonara a discapito di un fisico che forse qualcuno vorrebbe un po’ più longilineo. Ma non si può avere tutto dalla vita, almeno sono un artista sereno: viva la fettuccina”. E il suo pubblico? “Una forza della natura”. “C’è una liturgia – racconta Zero- che accompagna i concerti. La chiamo la ‘liturgia della transenna’: occuparla prima di tutti. Se non ce la fai hai fallito!”. Proprio ai suoi sorcini Renato Zero ha dedicato, infatti, “Unici” un pezzo che arriva al “momento dei saluti”: “È un omaggio a chi corre per prendere un posto in prima fila. Nasce per il tour” spiega infatti Renato Zero. A chi gli chiede poi come sia possibile trasmettere tanta positività, energia e fiducia risponde: “Se qualcuno trae giovamento dalle mie canzoni significa che ho esercitato bene la sincerità. Di solitudine da ragazzo ne ho fatto indigestione. Ho conosciuto Roma con mia nonna. Ho incontrato molti anziani e ho scoperto che vivere la solitudine serve per riuscire a comprendere quella degli altri. Azzittirla con un farmaco o con le droghe è sbagliato. Le pasticche, la cocaina non scacciano le solitudini ma ne creano altre micidiali”. (Gil)