Roma, 25 mag – Da oggi al 30 ottobre allo Studio Stefania Miscetti di Roma “I’ll be back”, la nuova mostra di Yoko Ono, un’installazione appositamente progettata per gli spazi della galleria, dopo 14 anni dalla sua ultima personale a Roma e dalle sue precedenti esposizioni e progetti a cura della galleria: A Piece of Sky, Roma, 1993; Lighting Piece, Firenze, 1995; Smile Event e contemporaneamente The Yoko Ono Film Festival presso il Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1996. La mostra si compone d’immagini, suoni, sculture e appropriazioni e alterazioni in dialogo con il fervore dei futuristi italiani. Scrive l’artista nel catalogo: “Era il mio ultimo giorno a Londra, e visitavo la Mostra sul Futurismo alla Tate Modern. All’improvviso il Manifesto del Futurismo colpisce il mio sguardo. Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime e non sono più riuscita a proseguire ‘Sì, sì, sì. Vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità’. Il coraggio, l’audacia, la ribellione saranno elementi essenziali della nostra poesia. Proprio così! (…). L’Insonnia Febbrile è il nostro mondo. Tutto sta accelerando. Ma l’arte sta andando nella direzione opposta…verso il cimitero del sonno e l’estasi illusoria. Perche’? Alcune persone si sono persino sentite offese dalla mia energia; hanno confuso l’audacia con l’aggressività e il coraggio con qualcosa da temere”. Yoko Ono è nata a Tokyo nel 1933. Si trasferisce a New York nel 1953 per studiare composizione musicale e poesia. E’ stata tra gli iniziatori delle prime performance e attività artistiche d’avanguardia newyorkesi, attraverso esperienze germinali come la sua mostra personale di opere concettuali alla AG Gallery e un concerto da solista al Carnegie Recital Hall nel 1961. Nello stesso anno è stata fondamentale per la nascita e la formazione del movimento Fluxus. Nel 1962 il ritorno in Giappone dove, nel 1964, pubblica il suo celebre libro d’artista Grapefruit. Nel 1965 a New York realizza molti film, tra cui la prima versione del Film No. 4 (Bottoms) e l’ambiente partecipativo The Stone. Alla fine del 1965 realizza la sua mostra più importante alla Indica Gallery di Londra, dove conosce John Lennon. Negli anni successivi gira molti film importanti e registrazioni. Nel 1971 ha luogo la sua prima antologica, all’Everson Museum of Art di New York. Negli anni Ottanta espone in molti musei e kunsthalles in giro per il mondo. Ha esposto in molte edizioni della Biennale di Venezia, ricevendo nel 2009 il prestigioso Leone d’Oro alla carriera. (PO /cer)