Roma, 17 giu – In attesa del generale riordino della
materia, le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero
(Comites) e del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) sono
rinviate rispetto alla scadenza prevista del
“comunque avere luogo entro il
Comites e del Cgie restano in carica fino all’insediamento dei nuovi
organi”. E’ questa la decisione presa ieri sera dall’aula del Senato, con
125 voti favorevoli e 91 contrari, che ha dato il via libera definitivo alla
conversione in legge del decreto n. 63 del 28 aprile. Al termine della
discussione generale il relatore Oreste Tofani del Pdl ha espresso comunque
l’auspicio che il rinnovo di questi organismi “possa effettuarsi entro il
giugno del 2011” e ha sottolineato come “l’ordine del giorno impegna
il governo ad indire le elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie immediatamente
dopo la definitiva approvazione della riforma all’esame del Senato e del
relativo regolamento attuativo, nel termine massimo del
Ferma l’opposizione al provvedimento da parte della minoranza, che con il
senatore Claudio Micheloni (Pd) ha chiesto che le elezioni per il rinnovo dei
Comitati degli italiani all’estero e del Consiglio generale degli italiani
all’estero fossero fissate per il
richiesta in tal senso pervenuta da questi stessi organismi”. Il provvedimento
approvato ieri contiene anche la sospensione dell’efficacia dei titoli
esecutivi nei confronti di uno Stato estero, nel caso in cui sia pendente un
giudizio davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja, diretto
all’accertamento dell’immunità dalla giurisdizione italiana. Questa norma, la
cui efficacia cesserà alla fine del 2011, si è resa necessaria e urgente a
causa del contenzioso relativo alle domande di risarcimento promosse nei
confronti della Germania da cittadini italiani deportati nel corso del secondo
conflitto mondiale. Le Germania si è infatti appellata alla Corte
internazionale di giustizia in seguito alle sentenze italiane, che hanno
accolto il principio per cui l’immunità dagli Stati non può essere invocata in
presenza di comportamenti lesivi della dignità umana.