Un po’ di mondo alla rovescia, finalmente. Il cinema che ha in programmazione l’ultimo kolossal fantasy della Universal semivuoto, in una serata d’inizio autunno trasteverino. Il Nuovo Sacher gremito, un centinaio di metri più in là, tutto esaurito anche a stare in piedi sia in platea che in galleria, per una serata di letture poetiche. Eppure, “il mondo alla rovescia” ha preso forma per davvero martedì nel cinema di Nanni Moretti. Sul palco, una carrellata di volti noti del mondo della cultura e dello spettacolo impegnati in una “staffetta della lettura” dei versi di Claudio Damiani, prolifico autore nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo ma residente nella capitale fin dall’infanzia. Un’ampia scelta delle sue opere viene adesso pubblicata nell’antologia Poesie (1984-2010) edita da Fazi nella collana “Le strade” con la prefazione di Marco Lodoli, uno degli indiscussi protagonisti della serata e che dell’autore sottolinea, tra l’altro, il non distrarsi “in inutili acrobazie stilistiche”, che confessa “di aver talvolta baciato queste pagine come amiche sincere che sul bordo di un addio ci dicono le cose più importanti, con il tono pacato di chi non ha più nulla da nascondere, nulla da abbellire con i fiocchi della letteratura”. Acqua, dunque, per chi ha sete di senso, più che di forma. Per chi, martedì sera, si è sorpreso a chiedersi se il proprio orologio non andasse avanti, non credendo che fossero trascorse, dall’inizio delle letture, già quasi due ore. Che la poesia, la poesia “in pubblico” sia dunque tornata a “fare sold-out” (ma chi se lo ricorda il precedente?) è già, di per sé, senz’altro una notizia. Che, per di più, si tratti “per davvero” di poesia (“Damiani – scrive Giovanni Mariotti sul Corriere della Sera – non si preoccupa di essere moderno, tanto sa bene che è impossibile evitarlo; e non va in cerca di parole preziose e rare; usa quelle di tutti i giorni, mettendole in musica e dando loro un senso puro…”) vale davvero un titolo.
Dal mio piccolo punto di vista /
vedo l’universo. Un rettangolino. /
Il mio terrazzo. E’ la notte di maggio calda /
e fresca, una brezza mite spira /
che mi rinfresca nella giornata afosa. /
L’universo non credo sia diverso /
dal nostro mondo: dopo tanto pensare,
tanto meditare sono convinto non solo /
che quel che sta sulla terra sta un po’ dovunque nel cielo /
ma anche che quello che sta nel cielo /
sta un po’ qua e là sulla terra. /
Allora dico: non ci immaginiamo cose tanto strane /
ma guardiamo quello che ci sta vicino, /
lasciamoci ferire dalla sua bellezza /
e nella sua sapienza riposiamo il cuore.
(red – 28 set)