Roma, 6 ott – A fine 2009 il fatturato estero realizzato delle imprese di costruzioni italiane nel mondo rappresenta con 7,2 miliardi di euro: oltre la metà (54%) di quello complessivo. Il giro d’affari prodotto nel nostro Paese, invece, si è fermato a 6,2 miliardi circa nel 2009 Il sistema delle costruzioni italiano sta affrontando la crisi investendo all’estero, vista la profonda debolezza del mercato italiano delle opere pubbliche. Questo è il principale risultato che emerge dal Rapporto Ance 2010 sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo, presentato oggi alla Farnesina alla presenza del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, del vice ministro delle Infrastrutture e Trasporti Roberto Castelli e del Presidente dell’Ance Paolo Buzzetti. Nel Rapporto si legge che se il fatturato globale dello scorso anno ha fatto registrare un +1,3% lo si deve proprio alla crescita della componente estera (+13,8% rispetto al 2008) dal momento che quello prodotto nel nostro Paese ha subito una riduzione del 10,2%. Il fatturato dell’attività all’estero, per lo stesso campione di imprese, rappresentava solo nel 2004 poco più del 30%. Nello stesso periodo, la quota di fatturato prodotto in Italia è passata, invece, dal 69,3% al 46%. Analizzando i tassi di crescita del fatturato delle imprese, nel periodo 2004-2009 il fatturato globale è aumentato del 37,2%, una crescita importante, frutto, però, come si è detto, di due dinamiche contrastanti. Da un lato, il fatturato estero è aumentato del 140%, passando dai 3 miliardi di euro del 2004 agli oltre 7,2 di fine 2009. Nello stesso periodo, però, il fatturato nazionale è diminuito dell’8,8%, un risultato preoccupante perché questa riduzione ha riguardato quasi tutte le classi di impresa. In altri termini, tra il 2004 ed il 2009 le attività oltreconfine sono cresciute ad un ritmo pari al +19,2% annuo, mentre quelle svolte in Italia sono diminuite ogni anno mediamente dell’1,8%. I dati sulla contrazione del mercato interno sono confermati anche relativamente alla battuta d’arresto che le imprese di maggiori dimensioni hanno subito in Italia tra il 2004 ed il 2009: -24% per le imprese con un fatturato compreso tra i 250 ed i 500 milioni, -12,4% per quelle al di sopra dei 500 milioni. L’analisi sembra rafforzare, quindi, l’idea che non si tratti di una dinamica di breve periodo legata al ciclo economico, ma che sia un fenomeno strutturale dovuto ad una serie di scelte strategiche e di opportunità. Dall’analisi del portafoglio lavori, risulta che le imprese italiane sono presenti in 86 Paesi (+6 rispetto allo scorso anno), con 576 commesse per un controvalore di 44 miliardi di euro. Nel 2009 le nuove acquisizioni sono state 170 per complessivi 11 miliardi di euro. Considerando invece la localizzazione delle commesse, il Sud America continua ad essere il maggiore mercato di sbocco (25% del totale del portafoglio lavori), seguito dal Nord Africa (16%), dall’Unione Europea (14%) e dall’Europa Extra U.E. In crescita, rispetto allo scorso anno, il Centro America e l’Asia. Relativamente ai paesi nei quali il portafoglio di commesse fa registrare i risultati migliori, Venezuela, l’Algeria e
(Kat)