Il videogioco è ormai parte integrante della quotidianità degli italiani: sono infatti 7 su 10 le famiglie in cui si ‘videogioca’ abitualmente ogni giorno. È quanto emerge dall’indagine Aesvi – Associazione Editori Software Videoludico Italiana – sull’atteggiamento dei genitori italiani nei confronti dei videogiochi, realizzata con la collaborazione di Ispo e presentata oggi in anteprima durante il Games Forum 2010 parallelamente a una ricerca condotta da La Sapienza di Roma per conto di Adiconsum sull’universo dei figli. Giunto alla sua seconda edizione, il Games Forum è un evento promosso da Aesvi e fortemente voluto da Antonio Palmieri, membro della Commissione Cultura, Scienze ed Istruzione presso la Camera dei deputati, con lo scopo di creare un momento di incontro tra le istituzioni e i principali attori dell’industria videoludica italiana. L’edizione 2010, Intitolata “Genitori nell’era digitale: il videogioco in famiglia”, è dedicata al ruolo del videogioco all’interno del nucleo familiare, tema approfondito attraverso lo studio sui genitori italiani svolto da Ispo e all’indagine Adiconsum, che ha invece analizzato i comportamenti di oltre mille ragazzi di età compresa tra i 10 e i 12 anni ed è stata realizzata con l’aiuto dei ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma all’interno delle attività del Centro Italiano per la Sicurezza in Internet condotto da Adiconsum e Save the Children Italia. Nonostante il videogioco sia una delle forme di intrattenimento più diffuse all’interno delle case degli italiani, sembrano permanere alcune diffidenze da parte dei genitori, a volte spaventati da pericoli o presunti tali, legati all’utilizzo prolungato del gioco. Se il 20% dei genitori oggetto dell’indagine Ispo (percentuale che sale al 40% se si prendono in considerazione quelli di età compresa tra i 25 e i 34 anni), non solo esprime posizioni nettamente favorevoli, ma videogioca abitualmente con i propri figli, nel 35% del campione prevale ancora un atteggiamento diffidente.Atteggiamento confermato anche dalle interviste esaminate dai ricercatori dell’Università La Sapienza, che testimoniano come, nel 68% dei casi, i genitori dettano regole e pongono limiti temporali all’esperienza di gioco, per prevenire, piuttosto che correggere un uso scorretto dei videogiochi. Sempre dalle interviste, emerge infatti come in meno della metà dei casi (44%) questi limiti vengano effettivamente imposti a seguito di un utilizzo prolungato. (Red – 21 ott)