Codroipo, 29 ott – Tanti consigli utili e anche qualche critica “ma costruttiva, perché siamo ancora convinti che quella dall’Italia sia un’emigrazione con la valigia di cartone” mentre invece l’appuntamento di Villa Manin per la conferenza dei protagonisti italiani nel mondo ha dimostrato che ci sono tante eccellenze italiane che trovano la propria via al successo all’estero. E’ questo il bilancio della due giorni friulana tracciato da Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, che ribadisce la necessità di uno ”sforzo per valorizzare ciò che gli italiani hanno costruito nel mondo” per abbattere “quel deficit culturale” che ancora non ci permette di vedere bene quanto contiamo a livello planetario: “C’è un problema di immagine per l’Italia nel mondo e ci è stato chiesto di essere più vicini alla realtà. Dobbiamo essere presenti con un’immagine più vera”. Le testimonianze giunte dagli 80 imprenditori italiani provenienti da 28 paesi diversi (e selezionati dalla Farnesina “tramite le ambasciate, senza alcuna logica di rapporti politici, sindacali o patronali”) sono lo specchio di “una presenza all’estero molto variegata, complessa” mentre di contro chi dall’estero viene a investire in Italia si trova a che fare con una moltitudine di sigle “dall’Ice alla Simest, dall’Enit e così via” col risultato che “fa fatica a capire chi, che cosa, dove… Annullare tutte queste sigle sarebbe difficile, ma si potrebbe concentrale tutte in un unico luogo” una sorta di ‘Palazzo Italia’ ”che porterebbe a una semplificazione della realtà”. E a richieste e istanze giunte dalla conferenza il ministero prova a dare subito delle risposte concrete, che partono dal modello della Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo (Ciim) di New York e dalla sua rete telematica creata da Tomaso Veneroso, “il cui database sostiene una rete di conoscenze di tutti i protagonisti italiani” della Grande Mela “e che rappresenta una struttura come noi la vorremmo; chiaro che un modello sempre uguale non può essere applicato ovunque ma se immaginiamo che ognuno dei rappresentanti di questi 28 paesi creasse un sistema del genere” sarebbe un grande passo avanti visto il bisogno che c’è di fare rete. In tal caso, spiega Mantica, la nascitura direzione generale per il sistema paese avrebbe il compito di fungere da “cabina di regia, da tavolo tecnico”. L’altro tema sul tavolo della conferenza era quello della cosiddetta fuga dei cervelli. Mantica si rivolge al gruppo degli 80 e chiede loro: “Se siete diventati professori al Mit di Boston laureandovi a Bologna, è proprio vero che la scuola italiana è un disastro? Non nego che esista una fuga, ma negli Usa gli italiani sono amati e inseguiti perché il nostro sistema scolastico fornisce un grado di acculturamento generale molto alto”. Al contrario “siamo carenti nella capacità di attrazione delle università sui giovani dei Paesi emergenti”. Ad ogni modo, spiega il sottosegretario, “le critiche emerse oggi segnano un percorso per il ministero e l’impegno a trovare un sistema di agevolazioni affinché le università diventino punti di attrazione per i giovani, italiani e non ed emigrati”. (Sis)