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ENERGIA, GIU’ DOMANDA E CONSUMO, NON LA DIPENDENZA DELL’ITALIA

it@withub.it by it@withub.it
30 Novembre 2010
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Nel 2009 la domanda di energia primaria (quella che non deriva dalla trasformazione di nessun altro tipo di energia) dell’Italia è scesa de 5,8%%: la domanda energetica del nostro Paese per fonte è composta per il 41% da petrolio, per il 36% da gas, per il 5% da energia elettrica importata e per il 7% da combustibili solidi. Lo rende noto l’XI Rapporto Enea “Energia e Ambiente” presentato oggi presso la sede dell’Agenzia. Rispetto al 2008 si è avuta anche una contrazione dei consumi finali di energia del 5,2%. Il livello di dipendenza energetica invece è rimasto sostanzialmente invariato, attestandosi all’85% circa del totale, rispetto al 70% della media dei 27 paesi Ue. La contrazione della produzione industriale ha comportato anche un calo della produzione nazionale di energia elettrica pari all’8,5% e una riduzione del 3,6% nel settore termoelettrico. La fattura energetica dell’Italia è scesa a poco più di 41 miliardi di euro: in occasione del piccolo del 2008 si era toccata quota 58 miliardi. Per effetto del calo dei consumi di energia, rispetto al 2005, nel 2009 le emissioni di Co2 si sono ridotte del 15% circa. Relativamente al settore delle energie rinnovabili, il loro consumo interno è aumentato del 16% e rappresenta ormai un quinto dei consumi complessivi di elettricità, mentre la produzione di energia elettrica da rinnovabili ha fatto registrare un +17%. Fotovoltaico, eolico, rifiuti e biomasse nel 2009 hanno raggiunto una quota pari al 32% del totale di energia prodotta da fonti rinnovabili, che comprendono anche settori ‘tradizionali’ come idroelettrico e geotermico. L’Enea prevede che nell’evoluzione tendenziale del sistema con la normativa attuale i consumi finali di energia torneranno a crescere con il superamento della crisi energetica. Mentre, analizzando i trend di sistema con l’evoluzione di misure più stringenti in materia di energia e ambiente, i consumi di energia potrebbero ridursi ulteriormente, per effetto dell’accelerazione tecnologica nei settori dell’efficienza energetica, delle rinnovabili, del nucleare e della Ccs (cattura e stoccaggio della Co2). L’Enea prefigura uno scenario nel quale al 2050 le emissioni si ridurrebbero complessivamente di oltre un terzo rispetto ai trend di sistema. Nel dettaglio, con un investimento di 35 miliardi di euro nel settore nucleare, al 2050 entrerebbero in funzione 7 centrali e ciò porterebbe a una riduzione del 27% delle emissioni di Co2 imputabili al parco elettrico (-10% delle emissioni totali). Nel Ccs investimenti di 10 miliardi al 2050 porterebbero a un taglio del 21% dei gas serra imputabili al settore elettrico (-9% delle emissioni totali). Nel settore delle rinnovabili, investimenti pari a 37 miliardi di euro nel settore della produzione di energia elettrica sul lungo periodo determinerebbero una riduzione del 9% circa delle emissioni totali. Il Commissario dell’Enea Giovanni Lelli ha dichiarato: “Un sistema energetico più efficiente e sostenibile per il futuro a basse emissioni di anidride carbonica è possibile. Anzi, il processo di trasformazione è già in atto”. In base alle rilevazioni contenute nel rapporto “le diverse evoluzioni tecnologiche di medio e lungo periodo – prosegue Lelli – consentirebbero al Paese di dare un maggiore impulso allo sviluppo di un sistema energetico efficace e sostenibile, che contribuisca a perseguire una leadership tecnologica a livello europeo, un mercato dell’energia economicamente competitivo e – conclude – in grado di garantire la sicurezza delle forniture, in accordo con gli obbiettivi fissati dalla Commissione Europea”. (Kat – 30 nov)

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