Martedì 25 gennaio esce
“Torno a casa a piedi”, il nuovo disco di inediti della cantautrice Cristina
Donà. Voce particolare e interessante, lontana da tv e riflettori, grazie alle
sue prime performance, nei primi anni novanta viene notata da Manuel Agnelli
degli Afterhours: nasce la collaborazione che porta all’album di debutto,
“Tregua” (1997), prodotto dallo stesso Agnelli. Cristina vede arrivare i primi
riconoscimenti: il pubblico, che la accoglie come una novità, la comunità
musicale, che le riconosce un esordio sorprendente, la critica, che le assegna
la Targa Tenco per il miglior album di debutto. Dopo aver lavorato intensamente
e con pazienza per dar vita a un percorso artistico di cantautrice e dopo i
successi di “Goccia”, “Dove sei tu”, “La Quinta stagione”, “Piccola faccia”, a
pochi giorni dall’uscita del nuovo album, Cristina Donà fa il punto, oggi,
sullo stato del cantautorato in Italia: “Nel nostro Paese gli autori non hanno
visibilità. Lavorano dietro le quinte e solo in pochi, penso magari a Pacifico,
riescono a raggiungere la notorietà. Sono tante poi, le donne che rimangono
nell’underground, chi per scelta chi per scelta propria chi per scelta degli
altri: donne ricche di talento e creatività, che propongono testi e musiche
particolari ma accessibili. Un esempio? Beatrice Antolini. Ma mi viene in mente
anche Monica Demuru che insieme al percussionista Cristiano Calcagnile sta
portando avanti un progetto che merita. Un’ altra ragazza che non ha paura di
essere originale è la cantautrice Anna Calvi. Insomma, credo che la novità in
campo musicale sia donna. Il futuro della canzone è donna”. La cantautrice
definisce “Torno a casa a piedi” “un album che celebra la vita attraverso
piccole istantanee, musicalmente ricco, sfaccettato, ma anche lieve e luminoso”
ed è sicura che anche se la sua musica non verrà ascoltata dalla “casalinga di
Livorno” (“non so perché si fa sempre l’esempio della casalinga di Livorno –
scherza Cristina – quando io, in fondo, mi auguro che anche lei ascolti il mio
disco”) potrà sempre contare su “Internet e passa parola”. “La Crus, gli
Afterhours, i Marlene Kuntz difficilmente si ascoltano nelle radio ma sono i
live poi – spiega la cantautrice – a dare le giuste conferme. Qualcosa prima o
poi cambierà ma bisognerebbe iniziare a credere che i talent show non siano
l’unica strada da percorrere”. “In tv – aggiunge Donà – mancano le alternative:
troppi varietà e troppi varietà fatti male. Manca un programma di
approfondimento musicale. Di musica se ne parla davvero poco”. Composizioni
raffinate e testi “emotivi” caratterizzano anche l’ultimo album della Donà:
“Passa diverso tempo da un disco all’altro. È perché scrivo molto, raccolgo
quello che mi piace e seleziono, rivedo le mie cose, ci penso: ogni album per
me è un percorso e preferisco lavorare qualche anno in più e alla fine
realizzare quello che voglio. ‘Torno a casa a piedi’ rappresenta per me un
punto. E un punto significa segnare una fine e un inizio. Questa volta ho
voluto, infatti, lavorare in modo diverso sui testi cercando un linguaggio più
narrativo (‘In un soffio’ e ‘Torno a casa a piedi” su tutte) e allargare così i
miei orizzonti musicali. Si tratta di un nuovo approccio, di una svolta
importante. Ho collaborato anche con un musicista – produttore , Saverio Lanza,
che si è rivelato fondamentale e sorprendente”. “Tornare a casa a piedi –
continua la Donà spiegando il testo della canzone che dà il nome all’album – è
una scelta, un consiglio che do a me stessa: è sinonimo di liberazione,
riflessione, indipendenza, autonomia. Forse tutti noi dovremmo tornare più
spesso a casa a piedi. Per apprezzare piccole e grandi cose. Dovremmo
affrontare, a volte, alcuni problemi con più leggerezza: imparare a dare un
peso alle cose. È proprio un senso di leggerezza quello che ho voluto far
finire nelle mie canzoni”. A proposito di “Miracoli”, primo singolo estratto
dall’album, Donà precisa: “Diventa manifesto d’intenzioni per l’album. Una
serie di piccoli ‘gesti’ quotidiani fatti di normalità che creano eventi
straordinari”. Si dice poi particolarmente legata a “Un esercito di alberi”: “È
un brano che dedico ai due uomini della mia vita: mio marito e mio figlio”. (20
gen – PO / Gil)