Abuso nel ricorso alle deroghe e, soprattutto, eccessivi e ormai cronici ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Sono questi i due mali che stanno spingendo Roma nel baratro di un’emergenza rifiuti che potrebbe avere connotati molto più drammatici di quella vissuta da Napoli. Il grido d’aiuto ha la voce di Maurizio Flammini e dell’associazione da lui presieduta, quella Federlazio che raccoglie il 90% delle aziende locali operanti nello smaltimento. In occasione della presentazione dell’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese del Lazio relativa al secondo semestre del 2010, il presidente di Federlazio ha manifestato seria preoccupazione per “un allarme imminente”. “Le imprese che gestiscono gli impianti di smaltimento dei rifiuti – ha spiegato – sono creditrici da molto tempo e per somme elevatissime nei confronti di moltissime amministrazioni comunali. Ma se le aziende non incassano, primo o poi saranno costrette a fermarsi. E in una città popolata come Roma la crisi può diventare molto più seria di quella che ha investito Napoli”. “Tutti gli impianti sono in deroga e non possono esserlo per sempre – ha proseguito Flammini –. Già un anno fa denunciammo questi problemi, ma poi, grazie anche alla buona volontà delle istituzioni, la problematica venne risolta. Ora però è passato un anno e siamo nella stessa situazione”. Ragion per cui la serrata potrebbe essere dietro l’angolo. “E’ un’ipotesi che si concretizzerebbe se non riuscissimo a risolvere il problema” ha tagliato corto il numero uno di Federlazio che però ha voluto sottolineare come l’associazione “non vuole creare problemi, ma aiutare a risolverli”. A patto però che ci si dia subito da fare per interventi urgenti su “un piano più operativo e meno strategico”. (Gco – 15 feb)