“Pasta,
pomodori sbucciati tagliati a pezzi e nettati dai semi, basilico, sale pepe…”
dal sud a cui aggiungere ingredienti tipici del nord “condite i maccheroni… con
burro crudo e parmigiano … e mandateli in tavola, che saranno aggraditi
specialmente da chi nel sugo di pomodoro ci nuoterebbe dentro”. Così si
preparano i maccheroni secondo il primo codice alimentare dell’Italia
unita, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi di
cui il prossimo 30 marzo ricorre l’anniversario dei 100 anni dalla morte. Lo
ricorda la Coldiretti nel sottolineare che l’autore del risorgimento
gastronomico italiano nato nel 1820 diede un contributo ad amalgamare,
prima in cucina e poi nella coscienza popolare, le diverse realtà regionali a
tavola secondo una tradizione che ancora oggi tiene unito il popolo italiano in
un unico senso d’appartenenza. Non è un caso, infatti, se la cucina e i
piatti della tradizione italiana sono considerati oggi l’aspetto più
rappresentativo dell’identità nazionale per quasi la metà degli italiani (il 46
per cento) che li ritengono più significativi della cultura (37 per cento),
della moda (9 per cento), del calcio (5 per cento) e della scienza e tecnologia
(3 per cento), secondo una indagine Coldiretti/Swg. Molti dei piatti, descritti
per la prima volta dall’Artusi sono – sottolinea la Coldiretti – frutto di un
mix delle diverse esperienze regionali che sono diventati oggi il simbolo del
nostro Paese: dal “sugo di carne” della domenica italiana alla balsamella, dai
maccheroni alla napoletana al risotto alla milanese, dalla fiorentina ai
saltimbocca alla romana fino al minestrone che sotto un unico nome lungo tutto
lo stivale incorpora però ingredienti diversi. La “Scienza in cucina e l’arte
di mangiar bene” – sottolinea la Coldiretti – è stato: pubblicato per la prima
volta nel 1891 oltre ad essere un delizioso ricettario, rappresenta il vero
punto fermo della tradizione culinaria italiana attraverso lo studio delle
varie cucine regionali per rivisitarle dando loro una sorta di base comune, di
minimo comun denominatore, capace di creare una nuova tradizione.
L’agroalimentare italiano – sottolinea la Coldiretti – in pochi anni da una
economia di sussistenza ha saputo conquistare primati mondiali e diventare
simbolo e traino del Made in Italy facendo leva sulla diversità e sul forte
legame con il territorio che mani esperte hanno valorizzato. Un esempio per
l’intero sistema economico del Paese il cui rilancio dipenderà dalla capacità
di essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che
operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Dall’Unità di Italia ad
oggi l’agroalimentare italiano, che significava arretratezza e fame, è
diventato in tutto il mondo – conclude la Coldiretti – il simbolo di uno
stile di vita di successo fondato su qualità e benessere, nonostante la
popolazione agricola si sia ridotta di oltre dieci volte passando da 11 milioni
a poco meno di un milione di imprese che alimentano un sistema agroalimentare
che rappresenta il 15% del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250
miliardi di euro, con un contributo dell’export che ha raggiunto circa 28
miliardi di euro nel 2010. (27 mar – red)