Le ricadute della crisi economica sul settore dell’editoria giornalistica nel biennio 2008-2009 sono state pesanti. Ai contraccolpi della congiuntura di forte intonazione recessiva che non ha risparmiato alcun settore merceologico, si sono sommati gli effetti di squilibri strutturali da lungo tempo presenti e irrisolti, nonché quelli derivanti dalle intense trasformazioni tecnologiche che hanno profondamente cambiato il sistema dell’informazione. È il quadro non certo rassicurante che emerge dall’indagine Fieg (Federazione italiana editori giornali) “La Stampa in Italia 2008 – 2010”. Nuovi mezzi, nuovi processi di integrazione multimediale, nuove modalità di fruizione e di condivisione dei contenuti: tutti fenomeni – sottolinea il rapporto Fieg – il cui comune denominatore è rappresentato dall’impiego esteso delle tecnologie digitali che hanno alterato gli squilibri preesistenti ed imposto modelli di business la cui redditività, peraltro, appare ancora incerta. “Nonostante le forti criticità, accentuate dall’improvvido depotenziamento delle politiche di sostegno pubblico – sottolinea la Fieg – le imprese editrici hanno dimostrato nel 2010 e in questo primo scorcio dell’anno in corso una notevole capacità di reazione, a riprova della volontà di restare protagoniste in un mercato della comunicazione che cambia incessantemente”. Per quanto concerne i quotidiani, nel 2010 il margine operativo lordo (mol) aggregato delle imprese editrici di quotidiani è tornato positivo, dopo il preoccupante calo del 2009, anno in cui aveva fatto registrare un valore negativo. Il mol, che già nel 2008 aveva subito un netto ridimensionamento (da 261,6 milioni di euro del 2007 a 158,1 milioni), nel 2009 era sceso sotto lo zero (-30,8 milioni) per risalire a 118 milioni nel 2010, con un’incidenza sul fatturato (4%) che ha ricuperato i livelli del 2008. Sono indicativi i risultati delle rilevazioni sull’utenza di internet che evidenziano una crescita dei visitatori dei siti web dei quotidiani oggettivamente rilevante. A dicembre del 2010 gli utenti unici in un giorno medio di tali siti sono cresciuti del 37% rispetto allo stesso mese del 2009, mentre gli utenti complessivi attivi sul web nel giorno medio sono aumentati in misura di gran lunga inferiore (+15,3%). La percentuale di utenti unici di siti di quotidiani sull’utenza complessiva è così salita in un anno dal 38,3 al 45.4%. La crisi ha colpito con particolare intensità la stampa periodica. Nel 2009, i ricavi editoriali sono diminuiti del 14,2%, soprattutto a causa della forte flessione degli introiti pubblicitari (-29,1%), accompagnata dalla diminuzione dei ricavi da vendita (-9%). L’andamento declinante si è attenuato nel 2010, con una contrazione del fatturato editoriale (-2,2%), imputabile in misura presso che pari alla pubblicità (-2,1%) e alle vendite delle copie (-2,3%). “L’editoria subisce le conseguenze di condizioni generali problematiche e incerte”, ha detto presentando il rapporto il presidente della Fieg Carlo Malinconico, sottolineando che alla congiuntura economica sfavorevole “sono particolarmente esposte le due fonti principali di finanziamento della carta stampata: le vendite e la pubblicità”. I fattori di criticità che ostacolano la ripresa del settore sono molteplici. Malinconico li ha individuati nell’inadeguatezza del sistema distributivo; nell’assetto del mercato pubblicitario, caratterizzato dallo schiacciante strapotere della televisione; in un impianto normativo che non protegge i contenuti prodotti dagli editori. “L’ambiente in cui le imprese operano non è favorevole al loro sviluppo – ha aggiunto il presidente degli editori – specie in settori dominati dalla modernità. Non ha senso una regolazione che è molto minuziosa in termini di adempimenti e di responsabilità nei confronti della carta stampata e che invece ne prescinde per i nuovi canali comunicativi”. A conclusione dell’intervento, Malinconico ha invocato l’esigenza di una politica industriale di sostegno per assecondare i segnali di ripresa che si vanno manifestando. “Se ne avrebbe una ricaduta amplificata per la collettività e per le stesse finanze pubbliche in termini di imposte e di prodotto interno lordo. Se ne avvantaggerebbe l’intera filiera cui fa capo l’editoria, che è un comparto assai rilevante in termini di investimenti e occupazione”. (Red – 13 apr)