Contribuire, attraverso campagne di scavi archeologici, alla conoscenza e conservazione di Djenné, in Mali, una tra le più antiche città dell’Africa occidentale, dal 1988 patrimonio dell’umanità Unesco. E’ l’obiettivo delle campagne di scavi archeologici di cui si è parlato in un incontro tra esperti dell’Università di Udine e della Società friulana di archeologia e del Centro di volontariato internazionale con il sovrintendente e il sindaco di Djenné, nell’ambito del programma Unesco “Wheap – World heritage earthen architecture”, volto al miglioramento dello stato di conservazione e dell’amministrazione dei siti architettonici di terra nel mondo, di cui l’Università di Udine fa parte dal 2009.
Dalla giornata di studio è emersa “la disponibilità – ha detto Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione archeologica dell’ateneo friulano in Siria – da parte della locale Sovrintendenza a concedere un’eventuale licenza di scavo”. Fondata nell’VIII secolo e divenuta importante centro commerciale e snodo per il traffico dell’oro attraverso il Sahara, Djenné è caratterizzata dalle tipiche abitazioni di fango e per la più grande e spettacolare moschea di terra.
“L’obiettivo di un eventuale intervento in questa regione – ha aggiunto Mauro Bertagnin, docente di architettura tecnica dell’ateneo di Udine e consigliere scientifico Wheap – è la protezione di una regione unica al mondo nel suo genere, oggi minacciata dall’espansione insediativa”. (9colonne)