Primi ripensamenti all’interno della Nato sull’attacco alla Libia anche all’indomani dell’allarme risorse per proseguire la campagna militare lanciato ieri dal comandante marina britannica, l’ammiraglio Mark Stanhope. La Nato ha comunque votato il prolungamento della missione e assicura di “avere le risorse necessarie” per andare avanti. Ma non tutti sembrano essere d’accordo. Dopo la bocciatura da parte della Camera degli Stati Uniti della richiesta di nuovi fondi per l’offensiva in Libia, anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha chiesto lo stop ai bombardamenti. Posizione opposta quella della Camera canadese che invece ha approvato, anche se non all’unanimità, il prolungamento di tre mesi delle operazioni militari. Il Canada è uno dei Paesi più impegnati nei raid sulla Libia ed è canadese anche il generale Charles Bouchard, comandante dell’operazione Unified Protector. E proprio Buchard si è mostrato più ottimista, annunciando che “si potrà completare la missione senza ricorrere a truppe di terra”.
“La nostra missione – ha detto Bouchard – avrà fine solamente quando Gheddafi fermerà le violenze ai danni dei civili e quando le sue truppe rientreranno nelle basi. Noi faremo tutto ciò che è nostro compito fare per proteggere i civili”. Ma il timore di molti è legato alla durata delle operazioni e probabilmente a un imprevisto allungamento dei tempi delle missioni: secondo il generale francese del comando delle operazioni Nato, Stephane Abrial, più si allungano i combattimenti più si rischia di restare a corto di risorse. “Siamo consapevoli che ci vorrà tempo” ha detto la portavoce Oana Lungescu che ha però aggiunto che “possiamo continuare a mantenere a lungo la pressione sul regime Muammar Gheddafi”. In Italia si fa sentire Maroni che chiede al governo di “mettere i soldi per sviluppare la democrazia, non per le bombe”. “Tutti i servizi segreti – ha aggiunto il ministro dell’Interno – non riescono a trovare Gheddafi mentre lui gioca tranquillamente a scacchi: c’è qualcosa che non funziona e noi siamo gli unici a subire impatti negativi da questo: sono già infatti oltre 20 mila i profughi arrivati dalla Libia” e “finché continuano i bombardamenti arriveranno profughi che vanno assistiti, come stiamo facendo con l’aiuto delle Regioni. Spero quindi che finisca presto la guerra perché solo con un governo, qualunque esso sia, si potrà gestire il fenomeno in quel Paese”.