Il 42% dei lavoratori dipendenti ritiene il proprio impiego poco o per niente sicuro, sia per gli scarsi segnali di ripresa che provengono dal mondo economico sia per il rischio di non vedersi rinnovare i contratti con cui sono attualmente impiegati. La preoccupazione aumenta per le donne e per i lavoratori “giovani”. Nell’ultimo anno la percezione di insicurezza lavorativa si è amplificata per oltre il 60% dei lavoratori ed in sei aziende su dieci si è verificata una riduzione di “lavoro” in termini di taglio degli straordinari, riduzione di permessi/ferie ed in certi casi anche di riduzione del personale. Rispetto al 2009, il prolungarsi della crisi economica rende più difficile la possibilità di trovare una nuova occupazione, aumentando la percezione di un mercato del lavoro chiuso. Sono questi gli elementi principali emersi da un’indagine di Panel Data, l’istituto di sondaggi di Padova, su un campione di 800 lavoratori italiani. Il perpetuarsi della crisi economica continua a riflettersi sul lavoro. Le opinioni dei lavoratori intervistati sono un ulteriore campanello d’allarme: il 42% sente instabile il posto di lavoro che ricopre. Questa insicurezza sembra aver investito tutto il mondo lavorativo: se nel 2009 il 31,6% degli intervistati riteneva il proprio lavoro molto sicuro, oggi questa percentuale si è ridotta al 12,0%.
A percepire una situazione di maggiore instabilità sono i giovani (18-34 anni) e le donne. Le motivazioni di chi sente poco o per niente sicuro il proprio posto di lavoro risiedono essenzialmente nella constatazione che l’azienda in cui sono impiegati opera in un mercato/settore che ancora stenta a ripartire (42,3%), a cui si aggiunge un 35% di occupati che temono che non possa venire confermato il contratto a termine con cui attualmente sono impiegati. (Caf – 24 giu)
