“Lo studio americano oggi pubblicato sul New England Journal of Medicine e sponsorizzato dal National Cancer Institute – commenta Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano – dimostra per la prima volta che, come la mammografia ha ridotto la mortalità dei tumori della mammella, così anche una tac spirale a basse dosi e fatta periodicamente, cioè una volta all’anno per tre anni, può ridurre la mortalità dei tumori del polmone negli attuali o passati forti fumatori”. Lo studio condotto su circa 55 mila persone che fumavano un pacchetto di sigarette al giorno da almeno 30 anni ed in età compresa tra i 55 e i 74 anni è durato otto anni e ha dimostrato che i fumatori sottoposti a tac spirale hanno visto ridursi del 20% le probabilità di morire di tumore del polmone nei confronti di coloro che eseguivano soltanto una comune radiografia del torace. “Certamente, il messaggio deve essere chiaro – prosegue Tirelli – non fumare e smettere di fumare è la principale arma preventiva dei tumori del polmone e di tante altre patologie potenzialmente mortali ma per coloro che hanno fumato per oltre 20-30 anni un pacchetto di sigarette al giorno questo screening può essere importante perché può salvare la loro vita. Alla base di questo risultato c’è la possibilità della tac spirale di individuare tumori che altrimenti con le usuali metodologie diagnostiche, vedi la radiografia del torace, non vengono rilevati. Immagino – continua Tirelli – che con macchine ancora più sofisticate, per esempio la Pet, si potrà arrivare a scoprire tumori del polmone sempre più piccoli e quindi a guarire sempre più persone da questo tumore che oggi in Italia ne colpisce ben 80.000 ogni anno con una mortalità dell’80-90%. Non bisogna però dimenticare che questa non è ancora una raccomandazione da estendere a tutti i fumatori ultra cinquantacinquenni, anche perché vi sono falsi positivi (cioè noduli evidenziati che non sono poi tumore) nel 25% dei casi, ansia e stress a ciò correlati, chirurgia ‘inutile’ con eventuali effetti collaterali, costi elevati e potenziali secondi tumori derivati dalle radiazioni dalla tac spirale, oltre alla sovra-diagnosi, cioè la diagnosi di una malattia che non avrebbe dato segno di sé nel corso della vita della persona in causa. La cautela è d’obbligo e il costo-efficacia di tale pratica va ancora analizzato in profondità”. “Certamente, pur sottolineando il grande risultato, bisogna tener conto anche degli aspetti negativi. Comunque, coloro che sono ad alto rischio di tumore del polmone possono eventualmente concedersi il lusso (al costo di alcune centinaia di euro) – conclude Tirelli – di una tac spirale a basse dose che potrebbe salvargli la vita”.
(30 giu – Red)