Probabilmente, se l’incendio divampato alle quattro di questa mattina nella sala apparati della stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, dove da alcuni anni sono in corso lavori di ristrutturazione per trasformarla nel nodo principale della capitale per l’Alta Velocità, fosse scoppiato in un qualsiasi altro momento, ad esempio nell’ora di punta di un giorno feriale, oltre ai danni ingentissimi che già si toccano si sarebbe registrata anche la paralisi di buona parte della capitale. Basti pensare che anche così, nonostante il rogo si sia verificato di domenica, sono state pesantissime le ripercussioni sul traffico ferroviario e cittadino con la chiusura della metro B, poi riaperta parzialmente, nonché per diverse ore di un tratto della tangenziale Est, una delle principali arterie di scorrimento urbano. La stazione è stata dichiarata inagibile e i disagi si sono ripercossi per tutta la giornata (e probabilmente anche nei prossimi giorni) in vari scali ferroviari italiani. A Roma i problemi si sono di fatto concentrati sulla stazione Termini con ritardi e passeggeri costretti a viaggiare in piedi. Non è al momento chiara l’origine dell’incendio, tanto che non è possibile neppure escludere la pista dolosa. In merito, è stata avanzata anche l’ipotesi legata alla protesta contro l’alta velocità, ma a tale proposito proprio dai No Tav, che hanno fatto sentire la loro voce via web, si levano commenti sdegnati. Più in concreto, secondo una prima analisi le fiamme si sarebbero comunque sviluppate dall’interno. La segnalazione alla centrale operativa del Comando provinciale dei vigili del fuoco è arrivata alle 4.10 e dopo 9 minuti le prime squadre erano sul posto. Al momento vi sono una serie di convogli in forte ritardo, provenienti tutti da Milano. In particolare le FS segnalano 270 minuti di ritardo per l’ Espresso 1911, 200, 90 e 50 minuti rispettivamente per tre treni ad alta velocità (il 9507, il 9509 ed il 9511, quest’ ultimo in proseguimento per Salerno), e 90 minuti per l’Intercity 583. (red)