L’Egitto processa il faraone. Un “faraone in gabbia”, come grida la folla, che ora grida innocenza. Questa mattina si è aperto, infatti, al Cairo il processo contro Hosni Mubarak: l’ex presidente deposto l’11 febbraio al culmine di una protesta che ha messo fine ai 30 anni del suo regime. Pallido, con indosso la divisa bianca dei detenuti, al fianco dei figli e dell’ex ministro dell’Interno, Habib al-Adly, l’ex raìs accusato di corruzione e omicidio ha preso la parola solo per pochi istanti. Dalla gabbia degli imputati, nel corso della prima udienza, ha negato ogni accusa contro di lui ed altrettanto hanno fatto i figli Gamal e Alaa. Il processo all’ 83enne ex presidente egiziano è stato poi aggiornato al 15 agosto: “Vogliamo lavorare nella calma, dateci la possibilità di fare un processo giusto e corretto” ha infatti sottolineato il presidente della corte d’assise del Cairo Ahmed Rifaat che ha poi disposto che Mubarak resti ricoverato in un ospedale vicino a Suez fino alla nuova udienza. L’ex raìs è infatti arrivato in aula in barella dall’ospedale di Sharm El Sheikh, dov’era ricoverato dallo scorso aprile per problemi cardiaci. “Hosni Mubarak deve rispondere di tutte le violenze commesse contro i manifestanti tra il 2000 e il 2010, non solo di quelle avvenute durante la rivolta di piazza Tahrir” è quanto ha chiesto il procuratore durante il processo. Uno dei legali che tutelano gli interessi delle famiglie delle vittime della repressione della rivolta anti-Mubarak ha chiesto invece la pena di morte per l’ex ministro dell’ Interno. Se riconosciuto colpevole, anche l’ex presidente potrebbe rischiare la condanna a morte. (Gil – 3 ago)