“Italia a posto entro tre mesi” il titolo che apre la prima pagina del Giornale dedicata ad una intervista al ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. “Non soltanto abbiamo il dovere del fare per salvare il Paese dalla crisi, ma è la nostra grande occasione per invertire il vento e avviarci a rivincere le elezioni nel 2013” afferma, smentendo un commissariamento da parte della Bce: “Balle della sinistra. Siamo nati nel ‘94 per cambiare questo Paese, dobbiamo solo completare l’opera stando esattamente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi”. Brunetta sostiene che “la crisi economica ha messo a nudo le ipocrisie della sinistra, le miopie e le posizioni di rendita del sindacato. Le ricette che tutti invocano per non soccombere noi le avevamo già scritte. Alcune sono soltanto rimaste imbrigliate nei riti della politica e nell’antiberlusconismo militante. Adesso non ci sono più alibi per nessuno”. E alle critiche dell’opposizione risponde: “Sfasciare il Paese non è un bel mestiere. Comunque adesso si deve cambiare. Il nemico per noi non deve più essere l’opposizione, ma il tempo. Già, dobbiamo accelerare e possiamo farlo perché la benzina nel motore c’è già. Da subito servirebbe che il Consiglio dei ministri si riunisse non una ma due volte alla settimana, per deliberare ma anche per monitorare i processi legislativi. Così come il Cipe si deve riunire una volta al mese. Decisioni, controlli e risorse: questa è la ricetta”. E “oltre che per noi, la crisi deve essere un test anche per l’opposizione. Vediamo chi ci sta e chi invece preferisce rimanere sulle vecchie barricate”, “il tempo dei rinvii è finito”. Brunetta sostiene che “c’è una cortina fumogena che copre tutto e non l’abbiamo certo stesa noi. Lei sa che si può privatizzare anche dopo il referendum sulla questione dell’acqua? Basta prendere il decreto Ronchi, togliere l’acqua e applicarlo su luce, gas, spazzatura, trasporti. Del resto, per dirla alla Bersani, ce lo chiede l’Europa”. (red – 10 ago)