La strategia anti-crisi del governo è servita. O meglio: è in preparazione. Il menu che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, illustrerà alla Bce sta per andare in stampa e in attesa di conoscere uno ad uno gli ingredienti della ‘ricetta anti-crisi’, il ministro ha indicato alle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Camera e Senato quelli che saranno gli interventi principali del decreto-legge che il Consiglio dei ministri approverà entro il 18 agosto. Niente fronzoli né minuzie tecniche, perché “prima di andare dal capo dello Stato e a mercati aperti – ha spiegato Tremonti – è difficile essere più precisi di così”. Ci sono però delle indicazioni concrete che trasudano dalle parole di Tremonti. A partire dalla revisione dell’articolo 81 della Costituzione che – come annunciato – dovrà prevedere il pareggio di bilancio, perché “oggi viviamo in un’epoca che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli”. Si interverrà sulle liberalizzazioni dei servi pubblici locali, dei servizi professionali e sulla “privatizzazione su larga scala dei servizi locali”.
Questione lavoro: per “aumentare la produttività sistemica” l’idea sarebbe quella di “accorpare sulla domenica le festività non religiose” mentre potrebbe rimanere inascoltata la direttiva della Banca centrale europea che ha chiesto tagli agli stipendi pubblici. “Questo – ha sottolineato il ministro – non è detto che debba essere oggetto dell’attività del governo italiano”. Per superare il problema dei licenziamenti, invece, l’ipotesi è quella di “una spinta verso la contrattazione a livello aziendale, il superamento di un sistema aziendale rigido e il licenziamento e la dismissione del personale compensandolo con meccanismi di assicurazione più felici”. Che detto sempre con le parole di Tremonti potrebbe suonare come una “sorta di diritto di licenziare ma compensato con migliori posti di lavoro”. Le misure del decreto legge riguarderanno anche le rendite finanziarie. “C’è l’ipotesi, fermi i titoli di Stato, di aumentare la tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al 20%. E c’è l’ipotesi – ha detto il ministro – di ridurre i depositi bancari e postali dal 27% al 20%”.
Interventi certi anche per ridurre i costi della politica con misure che non incideranno soltanto “su quanto prendono i politici” ma che ne modificheranno anche i numeri, lasciando facilmente prevedere una diminuzione dei seggi sia alla Camera che al Senato. Nessun accenno, invece, sulle voci di corridoio che pronosticavano l’abolizione delle province inferiori ai 300 mila abitanti, così come non nessuna certezza è stata data sulla possibile introduzione di un’eurotassa per i redditi al di sopra dei 60-100 mila euro. Tutto, comunque, rimarrà in discussione almeno fino all’incontro – che si terrà probabilmente domani – tra Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Gianni Letta e Giorgio Napolitano, che ha interrotto le vacanze ed è rientrato nella Capitale.
(Ram – 11 ago)