Una macchia enorme di petrolio galleggia ormai da giorni sulla costa est della Scozia. Un incidente ambientale così grave nel mare del Nord non avveniva da circa dieci anni. La fuoriuscita di petrolio ha avuto luogo dalla piattaforma Gannet Alopha a 180 chilometri da Aberdeen. Shell, che ha stimato una perdita di 216 tonnellate di greggio che corrisponde circa 1300 barili, ha segnalato due falle nella piattaforma petrolifera. La prima è stata richiusa, ma non è stato ancora raggiunto il punto esatto della seconda falla da cui continua a fuoriuscire il petrolio. “Abbiamo un sistema sottomarino molto complesso, e la perdita si trova in una posizione difficile con molta vegetazione marina”, ha spiegato il responsabile Shell per il settore esplorazione, Glen Cayley. L’enorme quantità di petrolio che sta inquinando il mare del Nord è fuoriuscita in queste ore dalla falla ormai richiusa: “La seconda falla – ha detto Cayley – ammonta a soli due barili”. Ma gli ambientalisti si dicono comunque preoccupati per l’accaduto e le perdite di greggio fanno “davvero riflettere sulla capacità dell’industria petrolifera di rimediare ai disastri se questo incidente fosse stato più grande o se si fosse verificato nelle acque più difficili dell’Artico”, ha dichiarato Richard Dixon di Wwf Scozia. E Greenpeace punta il dito contro il governo britannico che “dovrebbe smetterla di garantire a raffica licenze per l’estrazione di petrolio a ovest delle Shetland”, accusa Vicky Wyatt di Greenpeace che denuncia inoltre una mancanza di notizie precise riguardo alle perdite e ai danni: “Il petrolio scorre, ma le informazioni puntuali no – dichiara Wyatt -. La perdita originale, ora classificata come grave, ha avuto luogo mercoledì, ma la notizia non è stata resa nota per 48 ore e adesso apprendiamo della seconda perdita”.
(Cle – 16 ago)