La presa di Tripoli è imminente e a Muammar Gheddafi non resta che arrendersi o fuggire. L’operazione Sirena condotta dai ribelli e coordinata dalle forze Nato è a un punto di svolta e già nelle prossime ore potrebbe registrare la caduta del regime libico. Le bombe dell’Alleanza sono cadute sul compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya, alla periferia meridionale della città, e sull’aeroporto di Mitiga, mentre i ribelli hanno conquistato la foresta di Ghadayem, 24 km a ovest di Tripoli, considerata un passaggio strategico per l’accesso alla capitale. Espugnata anche la caserma dove è di stanza la brigata di Khamis Gheddafi, il figlio del rais dato più volte per morto. La battaglia, che conta già 100 morti tra gli insorti e 31 tra i miliziani del regime, va avanti in queste ore: secondo il portavoce della ribellione libica Ahmed Jibril durerà ancora qualche giorno “fino a che Gheddafi sarà completamente assediato”. Se il rais volesse lasciare il paese, “noi – ha detto Jibril – accoglieremo positivamente la proposta e l’accetteremo”. Se invece sarà catturato “sarà trattato come i prigionieri di guerra secondo il diritto internazionale” e “sarà processato secondo la legge”. La fine di Gheddafi è vicinissima secondo il capo dei ribelli Abdelhakim Belhaj: “Da qui a domani la capitale sarà nelle nostre mani”. Voci su una presunta fuga di Gheddafi in Algeria sono state smentite dal regime che, nonostante le sconfitte subite nelle ultime ore – tra cui la liberazione di decine di prigionieri tenuti in condizioni disumane nel carcere di Maya – e lo stringersi del cerchio attorno a Tripoli, non ha intenzione di arrendersi. Sulla tv di stato libica una presentatrice ha tenuto in mano una pistola invitando i ribelli A non provare ad avvicinarsi all’edificio dell’emittente. Mussa Ibrahim, portavoce del regime comparso su al Jazeera, ha assicurato che Tripoli è ben difesa e può contare su migliaia di soldati professionisti e migliaia di volontari. Poi un’accusa diretta all’occidente: “I ribelli senza la Nato non sono niente. Quello che sta succedendo non è in loro potere, ma dell’Alleanza Atlantica, che ci continua a bombardare per spargere il caos”. Dall’isola di Martha’s Vineyard, dove si trova in vacanza, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama viene costantemente aggiornato sull’evolversi della situazione e il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ribadisce che “i giorni di Gheddafi sono contati”. Il Foreign Office britannico ritiene che la crisi libica sia a un punto cruciale, escludendo la via del negoziato con Gheddafi. Intanto, il Consiglio nazionale transitorio incassano il riconoscimento del governo tunisino: “Il messaggio adesso è che per Gheddafi è proprio finita”, ha commentato Fathi Baja, uno dei membri del governo-ombra istituito dai ribelli libici per amministrare le aree liberate.
(Caf)