Il boom economico e l’emancipazione delle donne viste da una mostra dedicata all’uso del frigorifero dal 1952 al 1968 allestita da Whirpool, fino a maggio 2012, all’interno del Centro Operativo di Comerio (Varese) e in ottobre per tre settimane a Villa Recalcati, sede della Provincia. Il primo frigorifero fabbricato da Ignis, del 1951, aveva una capienza di 45 litri. Ma quasi subito si raddoppia e, in pochi anni, il 1956 si arriva ai 180 litri. Almeno due i fattori che concorsero a un’evoluzione tanto rapida di un articolo su cui aveva puntato con grande convinzione Giovanni Borghi, ossia “mister Ignis”: la tecnologia, perché in pochissimi anni, per creare il freddo, si passò dai modelli ad assorbimento a quelli dotati di compressore, e la domanda che, spia di un benessere in crescita, aumentava il giro d’affari. Ma c’è un altro aspetto evidente che evolve nel breve giro di qualche anno: il design. Se nel modello più datato in mostra, “Orsetto” del 1952, la maniglia è quella di una porta, con tanto di bottone (i primi modelli erano provvisti di serratura perché il frigorifero era considerato alla stregua di un articolo di lusso), nei frigo successivi l’elemento si raffina diventando, nel 90 litri del 1954, una leva che termina con una conchiglia e addirittura, nel 1956, un pezzo di autentico design. E’ il caso del frigorifero Homelight (azienda fra i primi terzisti di Ignis) da 120 litri, la cui maniglia è stata disegnata dall’architetto Marco Zanuso, creatore, fra i tanti oggetti, di televisori, giradischi, radio e registratori per Brionvega, di sedute per Arflex e della caffettiera Carmencita per Lavazza. Fra gli ultimi modelli con maniglia mobile, il 160 litri del 1959, che segnò una svolta nel profilo dell’elettrodomestico: le linee, da curve, divennero rette; il profilo era rientrante. Una tendenza, questa, che si è mantenuta per decenni sino al boom del vintage negli ultimi anni. (21 ago – Grm)