Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica; dismissioni degli immobili demaniali; liberalizzazioni; politiche industriali per lo sviluppo sostenibile, il lavoro, il Mezzogiorno; lotta all’evasione fiscale; imposta sui grandi valori immobiliari; contributo di solidarietà dai capitali scudati; autonomia delle parti sociali, lotta al falso in bilancio, l’autoriciclaggio e il caporalato; riforma della giustizia. Sono questi i dieci punti proposti dal Partito democratico che ha illustrato oggi la sua contromanovra, proprio mentre in commissione bilancio del Senato approdava quella proposta dal governo. Una manovra che, secondo il Pd, è “inadeguata, fortemente iniqua sul piano sociale e poco credibile”. La contromanovra del Pd si basa su “tre punti principali: riduzione drastica ed efficace dei costi della Pubblica amministrazione, una dismissione ragionata di immobili pubblici ed un’asta competitiva per le frequenze televisive; un calco della manovra in ragione dell’equità e misure per stimolare l’economia perché noi parliamo di spread ma gli italiani stanno pensando al lavoro che manca”, ha spiegato il segretario del Pd Pierluigi Bersani durante la conferenza stampa. Tra i punti più cari a Bersani la lotta all’evasione fiscale e il lavoro. Quella proposta dal Pd è “una terapia d’urto contro l’evasione fiscale con misure di impatto sostanziale e non retorico”. E proprio dalla lotta all’evasione i democratici vogliono trovare le risorse a sostegno del lavoro per la riduzione dell’Irpef alle madri lavoratrici e sulla graduale eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile dell’Irap.
(Cle – 23 ago)