“Quella maledetta sera del 23 agosto mi hai chiamato, mi hai chiesto se potevi passare da me anche solo per mezz’ora, l’importante era vederci: ma a all’appuntamento non sei mai arrivato, perché qualcuno senza diritto ci ha divisi, interrompendo così il nostro amore. Da quel giorno la mia vita si è interrotta, mi manchi da morire, ma quel fuoco non si spegnerà perché con te ho scoperto il significato dell’amore. Ti amo”: nelle parole pronunciate in chiesa dalla fidanzatina Elisa, rotte più volte dal pianto, uno dei momenti più strazianti dei funerali di Edoardo Sforna, il diciottenne ferito a morte a colpi di pistola davanti alla pizzeria dove lavorava come fattorino, nel quartiere romano di Morena. Dentro e fuori la parrocchia di San Matteo Apostolo, sulla via Anagnina, stamattina centinaia di persone hanno dato l’addio a “Dodo”, come Edoardo Sforna veniva chiamato dagli amici. C’erano i volontari in divisa della Croce rossa, di cui Dodo faceva parte nella sezione di Ciampino, i colleghi della piscina per cui lavorava, gli amici e moltissimi ragazzi del quartiere che si sono stretti attorno al dolore di Antonio e Marina, che hanno perso il loro unico figlio. Quando il feretro è arrivato nel cortile della parrocchia palloncini colorati sono stati liberati verso il cielo, mentre ad accompagnarne l’uscita al termine della cerimonia sono state le sirene delle ambulanze della Croce rossa. Il sentimento prevalente, di fronte a un delitto efferato di cui si cercano i colpevoli e il movente, è l’incredulità, il riuscire a capacitarsi di come sia stato possibile che a un ragazzo tranquillo e dolce come Edoardo – ad essere rievocato nel corso della cerimonia è stato soprattutto il suo sorriso – sia accaduta una cosa così orribile, in un luogo a lui familiare, a poche centinaia di metri dalla sua casa.