“Spesso siamo stati insultati, ci hanno detto che eravamo dei corvi ma adesso i fatti ci danno ragione”. A parlare è Emma Marcegaglia, presidente degli industriali italiani, che oggi hanno presentato dati e numeri sulla situazione economica del Paese, nei quali si legge chiaramente che le previsioni sulla crescita in Italia sono sempre più buie e la manovra economica appena approvata non contribuisce certo a rischiararle. Per gli economisti del Centro studi Confindustria (Csc) il Pil nel 2011 si attesterà solo a + 0,7% e nel 2012 subirà una brusca frenata a +0,2. Dati che rivedono al ribasso le stime fatte a giugno (prima delle due manovre di correzione dei conti pubblici) nelle quali si parlava di + 0,9 per il 2011 e + 1,1 nel 2012. “Il cambiamento del quadro internazionale e di quello interno hanno portato il Csc – spiega il direttore Luca Paolazzi – a rivedere in peggio le previsioni”, anche perché in particolare sul 2012 “incidono gli effetti di tre manovre per complessivi 38,4 miliardi”. “Da anni diciamo che il problema dell’Italia è la crescita”, ha ribadito la leader degli industriali, che tornano a chiedere “una terapia d’urto” per risolvere il problema dello sviluppo in Italia. Secondo Paolazzi, infatti, con le riforme e con lo sblocco degli investimenti, “il prodotto interno lordo dell’Italia potrebbe salire dell’1,5% nel 2012”. E così, se l’estate dell’economia italiana è “tiepida” quello che ci aspetta è “un autunno freddo” e “con tutto l’ottimismo possibile” è difficile attendersi un recupero, anche perché la domanda interna è debole, i consumi ristagnano, come gli investimenti, la produzione è in stallo, l’occupazione è ancora frenata e rallenta anche l’export. Insomma, “l’impatto della recessione sull’economia italiana è stato il più ampio tra i Paesi industriali”. È questo, in estrema sintesi, il quadro tracciato dagli esperti di Viale dell’Astronomia, che nel loro studio pubblicato oggi, “Le sfide della politica economica. Pochi occupati, poca crescita”, denunciano una pressione fiscale mai raggiunta prima in Italia: “Raggiungerà quest’anno il 42,8% e l’anno prossimo salirà al 44,1%, oltre il massimo storico del 43,7% toccato nel 1997 per l’entrata nell’euro”. Continuano quindi le critiche degli industriali per una manovra economica “fatta prevalentemente di tasse” e se questo non bastasse, Confindustria sottolinea che il benessere degli italiani (misurato in termini di Pil pro capite) è sceso a livelli del 1999. Numeri e previsioni che, sommati a quelli forniti oggi da Ocse (occupazione giovanile record in Italia e salari più bassi della media Ue) e Bce (crescita tendente allo zero), risultano davvero pesanti. Ma da Bucarest, dove si trova per una visita di Stato di due giorni, sono arrivare parole di speranza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Non facciamoci atterrire da questi dati e problemi negativi. Dobbiamo affrontarli con consapevolezza e lucidità in un contesto europeo”, ha detto il Capo dello Stato, sottolineando che “l’Europa può fare molto per sostenere lo sviluppo e risanare le situazioni più squilibrate”. (Pif – 15 set)