La Banca centrale europea e quella degli Stati Uniti, insieme a Bank of England, Banca nazionale svizzera e la Banca del Giappone, corrono in soccorso degli istituti di credito dell’area euro, da tempo in difficoltà per finanziarsi in dollari a causa della crisi del debito sovrano. In una nota diffusa dall’istituto di Francoforte si legge infatti che “la Bce ha deciso, in coordinamento con la Fed, la Boe, la Boj e la Snb, di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell’anno”. Operazioni a tasso fisso che verranno messe in atto con aste il 12 ottobre, il 9 novembre e il 7 dicembre. Un annuncio accolto con estremo favore dagli operatori finanziari, con i mercati europei che hanno fatto registrare notevoli recuperi rispetto alle perdite dei giorni scorsi (Milano ha chiuso a + 3,55%), in particolare i titoli bancari, con i due maggiori istituti italiani che realizzano ottime performance (Intesa Sanpaolo + 10,27% e Unicredit +6,9). In calo anche il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, intorno a quota 360 punti base. Intanto, nel suo ultimo bollettino mensile, la Bce ha spiegato con chiarezza il motivo per cui è tornata a compare Btp italiani e Bonos spagnoli ad inizio agosto: c’era un rischio “significativo” di compromettere quei mercati di titoli e che “le tensioni si propagassero ad altri mercati” causando un “pesante impatto” sull’accesso ai finanziamenti nell’area euro. Una decisione, quella della Bce, che si è basata anche sull’impegno dei governi europei a raggiungere i rispettivi obiettivi di bilancio, e ora è necessaria una “pronta attuazione” delle misure annunciate “per il superamento della crisi del debito sovrano”. Questo però potrebbe non bastare a smorzare le turbolenze sui mercati e così l’avvertimento che arriva dall’Eurotower è netto: “I governi devono essere pronti ad attuare misure di risanamento aggiuntive, in particolare dal lato della spesa, qualora si concretizzino rischi relativi alla realizzazione degli attuali obiettivi di bilancio”. Il quadro macroeconomico dell’area euro, infatti, non lascia troppi margini di manovra ai diversi governi nazionali e anche le stime trimestrali sulla crescita dell’Ue sono state riviste al ribasso. Gli economisti della Bce prevedono “una crescita molto moderata nella seconda parte dell’anno” e come anticipato la settimana scorsa dal presidente Jean-Claude Trichet parlano di un segno positivo tra l’1,4% e l’1,8%la nel 2011 (a giugno le previsioni oscillavano fra 1,5% e 2,3%) e per il 2012 fra lo 0,4% e il 2,2% (contro il precedente 0,6%-2,8%). A dare un’ulteriore iniezione di fiducia ai mercati europei, oltre all’annuncio dell’accordo tra le principali banche centrali mondiali, ci ha pensato oggi anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, che all’inaugurazione del Salone dell’Auto di Francoforte ha lanciato un messaggio chiarissimo agli euroscettici in tutto il mondo, ma soprattutto a quelli di casa propria: “Il successo dell’economia tedesca è basato sull’euro” e quindi “la Germania deve contribuire a stabilizzare l’euro”. Una pietra tombale sui dubbi per il salvataggio della Grecia, e probabilmente anche per quelli sugli interventi della Bce in soccorso dei titoli di Stato italiani e spagnoli. (Pif – 15 set)