Roma, 19 set – Black and White America. Un inno alla pace in sedici tracce scritto e arrangiato da Lenny Kravitz, il cantante, autore, produttore, polistrumentista newyorchese, che da ottobre inizierà un lungo tour europeo che lo porterà anche in Italia: il 20 novembre al Palaverde di Treviso e il 21 novembre al Mediolanum Forum di Assago di Milano. Un omaggio all’America bianca e nera che torna dopo tre anni con sonorità più nere che mai: una vera e propria ode al soul e in generale alla musica degli anni ’60 e ’70. Omaggio non del tutto casuale per un album personale come questo, “in perfetto equilibrio – dichiara – tra ciò che sono stato, ciò che sono e ciò che sarò”. Anche se lo stesso Lenny Kravitz non pensa mai alla musica come “ripartita in periodi temporali ben definiti”, Black and White America è fortemente influenzato dalla sua infanzia e adolescenza anche se, ribadisce, le suggestioni di questo album “spaziano dagli anni ’60 ad oggi”. “Certo – ammette -, sono poche le cose che possono reggere il confronto con il soul degli anni ’60 e ‘70” a parte “eccezioni come nel caso di album capolavoro come quelli di Lauryn Hill o Erykah Badu”. La stessa copertina di Black and White America fotografa New York in un determinato periodo storico. Come tutti gli album compare lo stesso Lenny Kravitz, questa volta però bambino, durante una festa a scuola. In quell’occasione “mia madre aveva messo su una bancarella per dipingere i volti dei bambini. Io volevo soltanto il segno della pace e dell’amore. Era un po’ una mia piccola protesta”. “Quella foto per me rappresenta proprio quell’epoca, rappresenta la realtà di una famiglia mista che nell’America multirazziale imparava a conoscere l’esistenza del pregiudizio e del razzismo”. Il brano Black and White America, che dà il titolo all’intero album, è nato proprio come reazione a un documentario sul razzismo negli Usa in cui venivano intervistati degli statunitensi “che si lamentavano – spiega il cantante – di come fosse diventato il Paese, di quanto fossero decisi a riprendersela e a riportarla indietro di cento anni”. “Questo mio brano – sottolinea – è una risposta per confutare la tesi avanzate da questi personaggi. L’ho scelto come titolo dell’album perché la questione della razza mista è un tema che fa parte della mia stessa vita, a livello personale e anche professionale”.
(Cle – 19 set)