Ieri il sergente dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, Jonathan Mills, ha potuto finalmente rivelare la sua omosessualità su Facebook, dopo sette anni di silenzio forzato, sicuro che questa ammissione non avrebbe più potuto compromettere la sua carriera. Il “don’t ask, don’t tell” è entrato in vigore alle 12.01 e per la prima volta, soldati, marinai, aviatori e marines sono stati liberi di dichiarare il proprio orientamento sessuale, senza rischiare di essere buttati fuori dai rispettivi corpi militari. E sono già molti ad averlo fatto. Tra euforia e sollievo, gli omosessuali hanno festeggiato ieri la fine della segregazione razziale che vigeva dal 1950 e continueranno a farlo con celebrazioni in programma in tutti i 50 Stati della nazione. “Da oggi, gli americani patriottici in divisa non dovranno più mentire su chi sono, per servire il Paese che amano”, ha detto Obama in una dichiarazione rilasciata dalla Casa Bianca. In realtà – osserva il Los Angeles Times – le difficoltà giuridiche e culturali rischiano di continuare, visto che la legge sul matrimonio non prevede benefici federali per le coppie dello stesso sesso, senza contare che lo statuto delle forze armate definisce un coniuge come “marito” o “moglie”. Inoltre, a differenza di donne e minoranze, i gay e le lesbiche non sono riconosciuti dalla legge come una “categoria protetta”, status che consentirebbe loro di presentare reclami formali di discriminazione sul lavoro.
(Fam – 21 set)