È sfociata in proteste e scontri tra polizia, immigrati e isolani la tensione che si era creata nei giorni scorsi a Lampedusa nei pressi del Cie, semidistrutto dal rogo appiccato ieri da un gruppo di immigrati tunisini. Sull’isola si respira la rabbia dei lampedusani che dicono di essere “rimasti soli” ad affrontare gli immigrati, che adesso con il centro di accoglienza distrutto “non sono più controllabili”. “Portateli via – gridano gli abitanti -. Non possono essere solo un problema nostro”. Dall’altra parte c’è la rabbia dei circa 300 immigrati tunisini che questa mattina hanno manifestato al grido di “Libertà, libertà”. In questo clima di guerriglia urbana è intervenuta la polizia che in assetto antisommossa ha caricato alcuni tunisini che, nella zona del porto, si erano impossessati di tre bombole di gas, minacciando di far saltare la stazione di rifornimento di carburante, mentre un gruppo di lampedusani ha iniziato una violenta sassaiola contro alcuni stranieri. Anche il centinaio di immigrati rimasto nel centro di accoglienza ha iniziato a lanciare pietre contro agli agenti che presidiavano la struttura. Nel pronto soccorso dell’isola sono arrivati i feriti, oltre una decina, tra cui poliziotti e carabinieri, ma il timore diffuso è che “ci scappi il morto” come sottolineato dal segretario del Coisp, il sindacato indipendente di polizia, Franco Maccari: “Se ci scapperà il morto sappiano quei politici che oggi dormono o stanno a guardare, che non accetteremo lacrime istituzionali o inutile solidarietà”. “L’immobilismo, la negligenza, l’improvvisazione, la superficialità con cui si tratta il problema della permanenza degli immigrati nei centri di accoglienza – ha detto Maccari – assume caratteri delittuosi”. Gli altri abitanti dell’isola restano barricati in casa mentre i bambini che al momento degli scontri si trovavano a scuola sono rimasti chiusi negli istituti in attesa che la situazione si calmasse. Anche il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis si è chiuso nel suo ufficio con una mazza da baseball: “Mi devo difendere – si è giustificato -, e sono pronto a usarla, scrivetelo pure”. (Cle – 21 set)